ReLive - Buffon: "Sabato ultima con la Juve. Futuro? Ho proposte in campo e fuori. Deciderò prossima settimana"

ReLive – Buffon: “Sabato ultima con la Juve. Futuro? Ho proposte in campo e fuori. Deciderò prossima settimana”


È arrivato il momento di scoprire le carte: Gigi Buffon, alle 11:30, svelerà il suo futuro. E se finora la svolta dirigenziale sembrava scontata, da ieri gira una voce: un top club gli avrebbe proposto di giocare ancora una volta la Champions.

Che sia proprio il Real Madrid? Il dubbio rimane, almeno finché non sarà Gigi a mettere la parola “fine”. A una carriera (infinitamente) straordinaria e, in ogni caso, a una storia d’amore straordinaria. Per seguire in diretta la conferenza rimanete su SpazioJ.

LIVE – La conferenza stampa di Gigi Buffon

INIZIA AGNELLI – “Trovare la parole è stato molto difficile, preferisco iniziare dai numeri: 639 presenze in Serie A, 1 partita su 2 senza subire gol. È una persona timida, leale, onesta: è un amico, è il Capitano. È stato in Paradiso, è sceso all’Inferno, è tornato in Paradiso: insieme a Del Piero, Nedved, Trezeguet, Camo. Il 2018 è stato logorante, Gigi se l’aspettava diversamente: ci aspettavamo di andare in Russia. Il 2018, invece, ci ha riservato Italia-Svezia, un infortunio, la sconfitta con il Real Madrid, il gol di Koulibaly. Gigi, però, è stato in porta all’Olimpico. Gigi è stata la persona che ha frequentato casa mia più assiduamente: gli eventi di quest’anno non possono e non devono far cambiare una programmazione di lungo corso. Szczesny sarà il portiere della Juventus al prossimo anno. Gigi ha proposte sia per ruoli fuori dal campo che per continuare a giocare: ha il mio pieno supporto per qualunque decisione prenderà. Oggi ci tengo a dirgli grazie, goditi lo Stadium come si godrà te”

PARLA BUFFON – “Ringrazio il Presidente, con il quale in questi anni abbiamo sviluppato un rapporto di amicizia e vicinanza. Chiellini prenderà giustamente e meritatamente i gradi di capitano. Mi fa piacere che siate venuti in tanti. I miei principi sono sempre stati l’onestà, la lealtà e la lotta all’ipocrisia. Sabato sarà la mia ultima partita con la Juventus: credo sia il modo migliore per finire quest’avventura, con due vittorie importanti e con la vicinanza di Andrea e tutto il popolo juventino. La mia paura era di arrivare alla fine della mia avventura con la Juve da sopportato o da giocatore che aveva fuso il motore. Sono orgoglioso di aver potuto esprimere sempre prestazioni all’altezza del mio nome e del nome della Juventus”.

IL FUTURO – “Sabato giocherò una partita e questa è l’unica cosa certa. Fino a 15 giorni fa era risaputo che avrei smesso di giocare. Adesso penso che siano arrivate delle proposte stimolanti: dentro e fuori dal campo. Una delle proposte più stimolanti è arrivata proprio da Andrea. La prossima settimana prenderò la mia decisione. Seguirò la mia indole e la mia natura”.

L’ANNATA – “È stata un’annata snervante e stancante dal punto di vista emotivo, con dei bassi clamorosi e inaspettati e con dei picchi importanti. Talvolta la lucidità è venuta meno e non nego che dopo Juve-Napoli qualche perplessità ci sia stata”.

DOVE ANDRÀ – “Italia? No, non se ne parla. Per tornare quando tutti pensano che tu sia finito c’è da lavorare, sudare, accettare una sfida. E grazie a questa sfida siamo qua, dopo anni, con tanti trofei e tanta soddisfazione in più. Nel 2010 era impensabile anche per me, ma io mi nutro di sogni”.

PAURA – “Probabilmente sono incosciente, ma non ho paura, se non ho quella giusta. Ma vivo di questo, di elevarmi da zone di comfort: è un modo per formarsi e pesarsi. Le sfide non mi hanno mai fatto paura”.

LA PROPOSTA DELLA JUVE – Parla Agnelli: “Abbiamo ragionato su un percorso lontano dal campo. Dal mio punto di vista, ci vuole formazione: l’inizio sarebbe un anno di seria formazione, da lì si può capire qual è la direzione più giusta”.

RUOLO E NAZIONALE   “Penso che, per il fuori campo, un periodo di formazione e presa di coscienza di quello che vuol dire stare all’esterno, in società, significa anche capire gli interessi. Per la Nazionale, ho detto che se Buffon era diventato un problema 3 mesi, non oso pensare cosa possa essere 3 mesi dopo. E penso che la Nazionale abbia dei giovani e grandi portieri”.

COSA SERVE PER CONVINCERLO  “Si va in base a percezioni e ciò che ti trasmette, l’importanza che puoi avere in un progetto, gli stimoli che potresti avere e il mio stato di forma. Sono tante riflessioni che devo fare, senza lasciarmi condizionare dall’impeto e dall’esaltazione del momento. Sicuramente non sono uno, come dicevo tanto tempo fa, che vuole o che pensa sia giusto andare a finire la carriera in chissà quale campionato di terza-quarta fascia. Sono un animale di competizione e in quel contesto non potrei vivere”.

ACCOSTAMENTO A FIFA, FIGC, JUVE… – “Mi inorgoglisce, ma non voglio deludere chi ha fiducia in me. Quando vorrò intraprendere un nuovo ruolo, dovrò avere le conoscenze del caso. Sento molto forte in me il senso del dovere e della responsabilità”.

POSSIBILE SQUALIFICA UEFA – “Penso sia anche giusta. In campo credo che l’arbitro abbia decretato una espulsione di cui, a oggi, non ho capito la ragione. Per quello che ho detto fuori dal campo, l’ho detto già qualche giorno dopo, è evidente che abbia trasceso e di quello ne sono estremamente dispiaciuto. In 23 anni di Champions League non sono mai espulso o squalificato, penso di aver sempre avuto una condotta educata e sportiva. Era una situazione particolare: a distanza di giorni, ho detto che il Buffon di quella sera non poteva che dire quelle cose. Passati due giorni è chiaro che mi è dispiaciuto aver offeso l’arbitro, perché è un essere umano che fa un lavoro difficile e, se l’avessi visto dopo due giorni, gli avrei chiesto, pur confermando il mio pensiero”.

RITORNO ALLA JUVE DOPO L’ESTERO – “Che la Juve per me rappresenti una famiglia penso sia sotto gli occhi di tutti. Sono onorato di essere sentito come uno di famiglia. Ma devo dire che la Juve è una società che programma un futuro vincente, come passato e presente. Se un giorno dovrò essere considerato come un elemento utile, è chiaro che per me la Juve ha la precedenza su tutto. Però non deve essere una imposizione o qualcosa che devo sentire di diritto, perché la Juve con me è pari: mi ha dato talmente tanto che qualcosa in più sarebbe un gesto di generosità”.

FUTURO LONTANO DAL CALCIO – “Febbraio e marzo sono stati davvero complicati: l’elaborazione del lutto di smettere di giocare ti tocca dentro. Da aprile sono tornato a essere leggero, fiducioso e felice: tutto questo, come ripetevo, grazie all’appoggio di tutte le componenti. In quel periodo e in questo periodo ho pensato, anche col presidente, che se dovessi smettere giocare un sei mesi sabbatici non mi farebbero male”.

ESPERIENZA INGLESE – “Ho detto che ho ricevuto qualche proposta molto interessante per il campo e fuori campo. La prossima settimana deciderò quello che, secondo me, sarà il meglio per me. Ora fare toto-squadre non ha senso: quello che ha senso è che se decidessi di continuare, è per lottare dei grandi traguardi. È l’unico modo in cui concepisco lo sport, probabilmente è un mio limite”.

EREDITÀ A SZCZESNY – “È un ragazzo intelligente, che dal primo giorno era incuriosito dal modo in cui si sta in uno spogliatoio come quello della Juve. Ha avuto tanti esempi, a parte me: Giorgio, Barza, Marchisio, Khedira, Lichtsteiner e tanti altri ragazzi che, oltre me, hanno fatto la fortuna della Juve in questi sette anni”.

VERSO SABATO – “Voglio viverla normalmente, come sono abituato a vivere i grandi eventi. Non chiedo niente se non quello che mi è stato dato: il rispetto, la stima, l’affetto. Sentire di essere percepito uno da Juve, uno della Juve. Per le celebrazioni non sono il soggetto adatto: già da bimbo mi scocciava festeggiare il compleanno, figurarsi sabato. Come dico sempre, alle persone va fatto sentire l’affetto quando sono ‘in vita’. Per me quello che ci sarà fino a sabato sarà quello che porterò via”

SECONDO PORTIERE ALLA JUVE – “Abbiamo parlato di tutto con Andrea. Però, come dicevo prima, per un giocatore come me, che s’è sempre professato juventino, è cosa buona capire quand’è il momento. La Juventus ha un portiere che vale me e ha 27 anni: i paragoni con me sono inutili e mi mettono a disagio. La fine è stata talmente bella e condivisa che cosa posso volere di più?”

CHIUSURA DEL CICLO? – “Sarebbe molto grave se pensassi una cosa simile, perché vorrebbe dire non aver capito nulla della Juve. Se la pensassi così, sarei da rinchiudere. La Juve è una famiglia che la guida da 95 anni, con la forza dei risultati. Io sono stato una parte importante, ma piccola di questa Juve. La Juve continuerà a vincere, come e quanto c’ero io, magari anche di più: gli obiettivi più ambiziosi arriveranno, sono certo”.

PER CHIELLINI – “A Giorgio non posso dare consigli: abbiamo vissuto in simbiosi per tredici anni, nello spogliatoio e in campo. Sappiamo perfettamente come si arriva a dei risultati e Giorgio incarna alla perfezione quello che deve essere il capitano della Juventus. Posso fargli veramente un in bocca al lupo speciale e ricco d’affetto. Tra i record che ho raggiunto c’è anche quello dell’imbattibilità, sarei rinchiudere anche se pensassi che quel record sia merito mio. Gran parte di quel record lo devo ai miei compagni e soprattutto a uno come Giorgio, punto di riferimento e certezza. Lo ringrazio di cuore e sono sicuro che farà il meglio”.

ITALIA-OLANDA – “Non ci sarò. La Nazionale è un’altra parentesi che ha caratterizzato il mio percorso e la mia vita calcistica. Il meglio di loro me l’hanno dato mentre abbiamo giocato, non ho bisogno di celebrazioni varie. Le persone vanno rispettate e onorate quando sono vive e non quando sono morte”.

CONFRONTO CON CASILLAS – “No, non l’ho sentito, però ci tengo a sottolineare che, probabilmente, mi sembra una situazione diversa. Qui hai persone empaticamente vicine e che pensano che ciò che accadrà dopo sabato sarà la cosa più giusto. Non so come Iker si sia lasciato con il Real Madrid e quali fossero le volontà”.

CHIUDE AGNELLI – “Le bandiere esistono: Gigi lo è e passa il testimone a un’altra bandiera della Juventus. Gigi è anche timido, però tu hai fatto circa il 20% della storia della Juventus. E il 30% dei trofei del museo portano il tuo nome. (Applausi di tutta la sala, ndr)”.

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