Serie A, giorno zero: da dove (ri)partiamo

Serie A, giorno zero: da dove (ri)partiamo


L’attesa è finita, o quasi, ma ora s’inizia a fare sul serio. Bentornata, Serie ACi risiamo: la febbre di calcio ha raggiunto livelli preoccupanti. Ma la cura sarà abbastanza lunga: da qui fino alla fine… dei prossimi Mondiali in Russia. Una stagione lunga, complessa, con diverse sfide da vivere e raccontare.

Nuovo anno, stessa Juve?

Si (ri)comincia dalla Juventus, come d’abitudine ormai: un Cagliari, da non sottovalutare, al battesimo di fuoco e tanta voglia di ripetersi. Non sarà facile, ma la storia dei bianconeri, recente e non, insegna che niente è impossibile.

Lo diceva ieri Allegri: servirà umiltà, perché non s’è fatto ancora niente. Perché un briciolo di presunzione può far crollare un castello. E l’ha fatto, forse, in quella maledettissima notte di Cardiff.

Cos’è successo negli spogliatoi è un segreto che, probabilmente, si porteranno dentro i protagonisti. Ma da lì si riparte, s’inizia a rincorrere di nuovo quella coppa.

Anche perché quella finale è stata cruciale nell’evoluzione recente della Juventus. Via Bonucci e Dani Alves, dentro qualità in avanti: un cambio netto, drastico, secondo qualcuno troppo. I bianconeri, è certo, hanno un tasso tecnico maggiore: ma bisognerà ritrovare gli equilibri che hanno regalato una difesa di ferro.

Leo, è l’ora di dimostrare…

Niente più BBC e, soprattutto, niente più Bonucci: saprà guidare il ‘nuovo’ Milan, lui? Forse sì, forse no. Leonardo è uno dei migliori difensori d’Europa, su questo non ci piove, ma dovrà dimostrare le sue vere doti da leader.

Alla Juve, che evidentemente iniziava a stargli stretta, non era certo l’unico in grado di fare la ‘voce grossa’. Anzi, diciamocela tutta: la sua lo era meno di altre. Quella di Gigi Buffon, su tutte, senza dimenticare Chiellini e Barzagli: abbastanza graffianti, loro, quand’è capitato di parlare (qui e qui) del più giovane del disciolto trio.

A Milano, però, è solo: è l’unica figura realmente forte. Anche a livello mediatico, soprattutto se qualcuno dovrà prendersi delle responsabilità. Il peso di questa solitudine è denso: può forgiare soldati oppure affossarli. Non ci saranno più gli occhi di Gigi in cui ripararsi, le spalle di Andrea e Giorgio a cui aggrapparsi.

No, Leo: non è un discorso prima di una partita con una squadra modesta a fare un leader. Lo si è, lo si diventa, nelle piccole cose, nei piccoli gesti. Nelle parole non dette, negli sguardi lanciati e negli esempi dati. Insomma: avrai da lavorare, ma le basi ci sono. D’altronde, aver avuto maestri di quel livello è un deciso aiuto.

Luci soffuse al Maezza

Se il Milan ha sicuramente tutti gli occhi addosso, la parziale lontananza dalle luci della ribalta potrebbe fare bene all’Inter. Nessun nome di spicco dal mercato, questo sì, ma calciatori funzionali all’idea di calcio di un ottimo allenatore come Spalletti.

E poi c’è quel Maurito Icardi che, con un Mondiale nel mirino, sarà ancora più affamato di gol. Uno così in attacco ce l’hanno in pochi: ha l’istinto dei grandissimi e il carattere, controverso, dei protagonisti. Uno così con uno Spalletti in più potrebbe spiccare il volo definitivo.

Resta qualche dubbio sulla difesa, ma la rosa nerazzurra è di buona qualità. Qualche ‘se’ di troppo, come sull’altra sponda di Milano, ma le prime 4 posizioni sono ampiamente alla portata. Un piazzamento diverso sarebbe un fallimento.

Non cambiare per cambiare

Lo sarebbe, ovviamente, anche per un Napoli che parte per vincere. L’ha fatto spesso negli ultimi anni, ma mai come adesso Sarri ci crede. Squadra invariata, pregi e difetti pure: dovrà essere bravo a gestire le partite con le piccole.

Sono quelle che non si possono sbagliare, nei momenti che contano, e che, puntualmente, il Napoli sbaglia. I punti persi per strada così, un anno fa, sono costati carissimi. Almeno il secondo posto che avrebbe significato Champions diretta, poi… chissà.

L’andata contro il Nizza ha mostrato una squadra già pronta fisicamente. Era il minimo, dopo un ritiro fiume in quel di Dimaro: vecchio stile, montagna e corsa. Pagherà? Almeno nell’immediato sì, ma la stagione si deciderà verso marzo.

Contro il Nizza, una squadra discreta che ha comunque parecchie lacune, il Napoli ha confermato anche le sue. Una squadra poco cinica, che avrebbe potuto e dovuto segnare di più. Il bel gioco è innegabile, ma da solo non basta. Servono attributi, tanti, e serve sapersi fare brutti, se servisse: così si diventa ‘grandi’.

Dubbi giallorossi (con una costante)

Se pure la Roma punta a quello, tanto per continuare, questa è la strada sbagliata. Monchi o Sabatini la linea rimane la stessa: cedere per ingrossare i conti del club. Salah e Rudiger, due dei migliori dell’ultima stagione, sono partenze pesantissime. Così come il mancato riscatto di Szczesny. (E l’addio di Totti, vabbè: ma bisogna pure dirlo?).

Le chiusure del tedesco e i gol dell’egiziano, con le sue ripartenze fulminanti, mancheranno. Manolas saprà mantenere in piedi il muro giallorosso? Tutto da vedere, tanto più se al suo fianco ‘gireranno’ Fazio e Juan Jesus.

Un centrocampo formidabile, con un Pellegrini in più, è un grande motivo di vanto: ma, alla resa finale, potrebbe pesare meno del previsto. (Occhio a Pellegrini, ovviamente: grandissimo talento). In attacco, infine, tanti nodi da sciogliere: Dzeko si ripeterà senza Spalletti? Perotti saprà prendere il posto di Salah? Basterà Defrel?

Sull’altra sponda del Tevere, intanto…

La Roma, insomma, parte un passo indietro nella corsa alla Champions League. Al suo fianco avrà la Lazio di Simone Inzaghi, che ha brillato in Supercoppa. Una squadra nata, come al solito, tra mille difficoltà e polemiche: quella Keita, che Inzaghino avrebbe chiuso volentieri, se la trascina ancora.

Potrebbe finire male, cioè in tribunale, o comunque in tribuna. Una perdita tecnica, eventualmente economica, che peserebbe su qualunque assetto tattico. Ma un gruppo come quello biancoceleste dà l’impressione di poter fare a meno del talento sregolato del senegalese.

C’è quel Milinkovic-Savic, amore non tanto segreto di Fabio Paratici, che vuole stupire una volta per tutte. Immobile è in palla, e l’ha dimostrato, e siamo curiosi di vedere Marusic. Tanti ne parlano bene: sarà l’ennesima scommessa vinta di Tare?

L’albanese è, forse, il dirigente più sottovalutato del nostro campionato: con risorse limitate, scopre sempre bei talenti. Milnkovic e Keita sono i due esempi, attuali, più fulgidi: ma Lichtsteiner, per dirne un altro, è un’altra sua ‘creatura’.

L’Atalanta è la nuova Atalanta?

Dietro queste sei la situazione si fa più fluida, diventa un magma in continua ridefinizione. Difficile pensare a un’altra Atalanta, che con il suo quarto posto sarebbe in Champions, quest’anno. Il ritorno delle milanesi, atteso e aspettato a lungo, rischia di tagliare le gambe ai sogni di provincia.

Una posizione nella metà alta della classifica potrebbe essere un grandissimo risultato per i bergamaschi. Hanno venduto abbastanza, in attesa di Spinazzola, mantenendo il Papu Gomez. Partiranno con Ilicic e De Roon in più nel motore, due ingranaggi di pregevole fattura, e qualche scommessa tutta atalantina.

L’impegno in Europa League – quello sì: inatteso – potrebbe pesare sulle gambe e sulla testa dei tanti giovani. Forse manca un elemento d’esperienza, questo è l’unico appunto al mercato nerazzurro, ma d’altronde la filosofia societaria è un’altra.

Sassuolo, anno 1 d.D.F.

L’Europa, quella ‘minore’, ha pesato tantissimo – quanto un macigno – sulle ambizioni dell’ultimo Sassuolo di Di Francesco. Mettici, poi, un Berardi mai al meglio ed ecco spiegata la deludente annata neroverde. E l’alba dell’era Bucchi non sembra poter essere tanto più facile.

Ci saranno nuovi equilibri da definire, una mentalità da inculcare: si passa da uno zemaniano a un allenatore più difensivo. Non cambia modulo, questo sì, ma cambierà il modo di interpretarlo. Per il resto, rimane tutto invariato: squadra molto italiana, con molto talento.

Un nome? Sensi, è il più atteso: dovrà raccogliere l’eredità di Pellegrini. Falcinelli, punta vera, prende il posto del ‘falso nueve’ Defrel: Berardi e Politano dovranno essere bravi a rifornirlo.

Toro pronto a incornare

Il Torino, forse, è la candidata più accreditata a duellare con le ‘grandi’. Ha talento, tanto, ma gli servirà (tanta) più continuità. Migliorare il nono posto dell’anno scorso significa andare in Europa: è quello, infatti, l’obiettivo dichiarato.

Il mercato ha portato un Sirigu che farà meglio del deludente Hart. Ma anche due talenti limpidissimi come Lyanco, difensore brasiliano ricercato pure dalla Juve, e Berenguer, ala strappata al Napoli.

Lyanco dovrà crescere: il ruolo è delicatissimo, lui ha qualità, ma deve maturare. Ecco perché potremmo vederlo meno rispetto all’esplosivo Berenguer, che dovrebbe partire subito titolare.

La vera incognita, il ‘quid’ in più che significherebbe salto di qualità, ha il numero 10. Ljajić ha dimostrato di avere colpi da fuoriclasse, non sempre la testa giusta. E con Mihajlovic, si sa, quest’è un difetto imperdonabile. Se riuscisse a smussare i lati spigolosi del suo carattere, potrebbe davvero trascinare il Toro in alto.

Aria di crisi a Firenze, ma…

La Fiorentina ha perso tanto, troppo: ma sta cercando di recuperare. La confusione in società, però, rischia di annebbiare i pensieri di chi andrà in campo.

Ma il talento c’è, almeno in avanti: Chiesa è la next-big-thing del calcio italiano; Simeone, beh, sa come si fa gol e Benassi, ceduto a sorpresa del Toro, ha colpi importanti.

Dovesse andare tutto per il verso giusto e Pioli trovasse il modo di chiudere la difesa, la ‘Viola’ potrebbe pure fare discretamente bene. A sorpresa? In un certo senso sì, perché ha davvero ceduto ogni tassello fondamentale.

Samp, Genoa e il limbo

Nell’altra metà della classifica guidano le due genovesi, che rischiano una stagione nel limbo: colpa di cessioni e scommesse.

La Samp ne ha perso uno per reparto: Skriniar, Fernandes e Muriel. Tre partenze pesanti, che Giampaolo sostituirà a fatica. Il Genoa, invece, saluta il suo bomber – Simeone, appunto – e punta sulla voglia di rivalsa di Bertolacci e Lapadula.

Gaston Ramirez, invece, avrà il compito di illuminare Marassi blucerchiato con i suoi colpi. Li ha, in Premier a sprazzi li ha fatti vedere, ora dovrà diventare uno che cambia squadre e partite. Ma entrambe possono stare tranquille: la lotta retrocessione pare a distanza di sicurezza.

Le altre ‘tranquille’

Stesso discorso per Cagliari, Udinese, Bologna e Chievo: firmerebbero per una salvezza sicura e una stagione ‘anonima’. I sardi sembrano quelli meglio attrezzati, mentre le altre potrebbero faticare un po’ di più.

I bianconeri friulani continuano per la loro strada: finché non pescheranno un campione, c’è poco da sperare in più. Gli emiliani, invece, punteranno su Destro: ennesima anno buono per lui, tanto più con l’obiettivo Russia, ma lo sarà davvero?

I clivensi, infine, sono ancora in Serie A: con competenza, compattezza e serietà. Hanno un Birsa che può fare la differenza, ma solo una stagione impronosticabile di Inglese o Pucciarelli potrebbe spingerli più su.

Da Cassano alla salvezza?

Gli altri veronesi, quelli dell’Hellas, invece dovranno faticare un poco in più. Restano una neo-promossa, anche se hanno più qualità. Quella, però, può non bastare: serve tanta capacità di soffrire, quando serve. La querelle Cassano ha accompagnato l’estate – ha pure divertito, se vogliamo.

La voglia d’Italia di Pazzini e Cerci – ma difficilmente avranno un biglietto per la Russia – con il grande talento di Verde dà vita a un bel trio d’attacco. La difesa è stata registrata con Caceres, che se tornasse ai suoi livelli sarebbe un colpaccio.

Romulo, un altro ex juventino, dovrà cambiare il suo atteggiamento rispetto all’anno scorso: meno sgroppate offensive, più difesa.

In attesa del Purgatorio

L’Hellas, però, sembra avere qualcosina in più rispetto alle tre candidate al Purgatorio cadetto: Crotone, Benevento e SPAL.

I ferraresi, nonostante l’innesto di Borriello, hanno una difesa che poco convince all’impatto con la Serie A. Qualche nome interessante c’è, come il discontinuo Viviani e la scommessa Grassi, ma anche Paloschi. Salvarsi sarà durissima, a meno che Meret non faccia i miracoli.

Stesso discorso per il Benevento, che può contare su un centrocampo di maggiore qualità: Cataldi e D’Alessandro sono due che hanno esperienza, nonostante l’età, e talento. La retroguardia preoccupa, è praticamente rimasta quella della scorsa stagione: Baroni, ottimo tecnico, punterà sulla continuità.

Il Crotone, infine, proverà a ripetere la favola dell’ultima annata. Salvezza all’ultimo respiro, ai danni di un Empoli suicida, ma comunque meritata. Le tante vittorie insperate, però, rischiano di rimanere una storia isolata da tramandare ai nipoti.

Tanto per dire, è difficile immaginare una nuova impresa alla Scida contro il Milan, domani. La perdita del bomber Falcinelli potrebbe pesare decisamente tanto. E la difesa, perso Ferrari, è stata rinforzata poco.

Insomma, come al solito, tante storie e tanti intrecci. Tantissime situazioni da seguire, in attesa dell’appuntamento più atteso dai calciofili. Che dire?

Buona Serie A!