Gazzetta-Juventus, caso accrediti: la ragione sta nel mezzo

La ragione sta nel mezzo


Tanto rumore per nulla? No, non è proprio così: la polemica tra Ussi, Gazzetta e Juventus ha ragione d’esistere. Ma bisogna restare in equilibrio, tra un attacco e l’altro. E cercare di capire come stanno le cose, senza prendere le parti di nessuno.

Da Buffon a oggi

buffon

I rapporti tra Gazzetta e Juventus hanno toccato punti molto più critici, come durante l’estate di Calciopoli. Negli anni, poi, qualche disparità di trattamento rispetto alle altre grandi non è mancata. Ma l’articolo sulle presunte dichiarazioni di Buffon ha rinvigorito l’astio tra le parti.

Ci siamo già espressi su quel servizio, sottolineando i nostri dubbi. Oggi, però, il punto non è questo. Negare un accredito è qualcosa che capita, ma la situazione attuale amplifica il rumore del caso.

Per chi non lo sapesse: i giornalisti vengono accreditati per gli eventi sportivi, cioè le partite. Cosa significa accreditato? Semplice: dopo una richiesta, ottiene l’accesso a conferenza e tribuna stampa. Ogni testata, anche in base al proprio bacino d’utenza, ottiene un certo numero di accrediti. La Gazzetta, chiaramente, ha diversi inviati per ogni partita.

Questa sera, infatti, ci saranno comunque dei giornalisti della Gazzetta allo Stadium – come confermato dal quotidiano, nel suo comunicato.

L’analogia con il Napoli

Il problema è che la Juventus ha rifiutato la richiesta di accredito per ulteriori due colleghi, nonostante siano titolari di tessera Coni Stampa. I due, proprio per questo, avrebbero diritto ad accedere allo stadio.

La situazione non è nuova: il Napoli, a inizio stagione, ha fatto qualcosa di simile. Le conferenze di Maurizio Sarri, infatti, sono aperte solo su invito. La società sceglie le testate da far accedere, secondo propri criteri. Anche in quel caso, si è creata una polemica.

Dov’è l’errore?

La decisione del Napoli è ancora più estrema, ma l’errore è comune. Vietare l’ingresso non ci sembra una dimostrazione di forza, quanto di paura. Se si è convinti delle proprie posizioni, infatti, si deve essere sempre pronti al confronto. In sede legale, magari, se la situazione lo richiedesse.

Non sappiamo se il caso Buffon abbia avuto altre conseguenze, sia all’interno della Juventus che per i rapporti con la Gazzetta. Tuttavia, una società tanto prestigiosa avrebbe dovuto rispondere diversamente.

Ma ora più calma

Nonostante ciò, i toni della discussione vanno moderati. La Gazzetta avrà comunque suoi giornalisti allo Stadium: è giusto ricordarlo. E vogliamo anche sottolineare che non conosciamo la posizione dei bianconeri. Qualche risposta in più, molto probabilmente, arriverà stasera.

Parlare di libertà di informazione negata, però, ci sembra almeno esagerato. È il gioco delle parti, lo sappiamo, ma il momento storico richiederebbe più calma. In Turchia, per esempio, sempre più giornalisti vengono arrestati, solo perché cercano di svolgere il proprio lavoro con criterio e senza bavaglio.

Potrebbe essere l’occasione giusta, questa, per avviare un serio discorso sul giornalismo sportivo in Italia. Finalmente.

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