Dai Fantastici 4 ai Big Three, il centrocampo bianconero che cambia

Dai Fantastici 4 ai Big Three, il centrocampo bianconero che cambia


11 settembre 2011: per gli USA, e non solo, questo è un giorno di triste rimembranza: esattamente un decennio fa persero la vita circa tremila persone nell’attentato alle Twin Towers. In questo giorno di strazio a Torino tuttavia qualcuno ricomincia a sorridere: sono i quarantamila del neonato Juventus Stadium, battezzato in occasione della prima partita ufficiale. Se esistesse un calendario dedicato interamente al mondo Juve questo giorno si colorerebbe di rosso, e stavolta non per il sangue delle vittime di un attacco terroristico. Sarebbe un rosso solenne, sarebbe come un capodanno perché la Juve da quel giorno in poi, guidata dal suo profeta Antonio Conte, volterà definitivamente pagina.

Il centrocampo bianconero: la genesi

pirlo juveLa sorte vuole che a Torino arrivi tramite pacco regalo Andrea Pirlo, per benevolenza dei cari amici rossoneri; dalla Germania giunge fino al capoluogo piemontese tale Arturo Vidal mentre ci si interroga se davvero vale quegli undici milioni. Conte ha le idee chiare: costruire un centrocampo fantasioso, d’esperienza e soprattutto prolifico, tramite le invenzioni del fenomeno bresciano coadiuvate dagli inserimenti del cileno e di Claudio Marchisio, una costante per il centrocampo bianconero. Il risultato d’esordio? Manco a dirlo, Conte ci azzeccò: Vidal e Marchisio vanno in gol, Pirlo confeziona due dolci regalini. Dall’iniziale 4-2-4 Conte passerà dapprima al 4-3-3 prima di approdare al definitivo 3-5-2: ormai non può più fare a meno di nessuno dei tre.

Il secondo “regalo”

Un altro regalo viene spedito l’estate successiva dall’Inghilterra, direttamente da Sir Alex Ferguson: è un ignoto ragazzino di diciannove anni, si chiama Paul Pogba. Si completa così il reparto dei ‘Fantastici 4’. Come i supereroi della Marvel ognuno di loro possiede un potere particolare: ‘La Torcia Umana’, Andrea Pirlo, capace di illuminare all’improvviso con un lampo di genio; ‘Mr Fantastic’, Paul Pogba, in grado di arrivare su ogni pallone grazie alle sue lunghe vele; ‘l’uomo invisibile’, Arturo Vidal, per la sua capacità di comparire dal nulla in area di rigore con inserimenti che sfuggono ad ogni logica; ‘la cosa’, Claudio Marchisio, tanto roccioso quanto utile in area di rigore avversaria.

I ‘fantastici del centrocampo’ porteranno per mano la signora fino a Berlino, che fa rima con destino. Ma stavolta il destino si rivela beffardo. Lo sa Andrea Pirlo, che lascia il campo visibilmente commosso: quella sarà la sua ultima apparizione nel calcio europeo. L’Olympiastadion è teatro dell’ultimo atto di una grande favola, proprio come fu il Candlestick Park il 29 agosto 1966. Anche Arturo Vidal da quel giorno non vestirà più bianconero: ritornerà in Germania ma stavolta al Bayern Monaco.

Dentro un tedesco

khedira3Il destino vuole però che la Germania, per sdebitarsi, porti a Torino un altro grande campione: Sami Khedira. Cambiano gli interpreti, ma la musica è sempre la stessa: la Juve continua a vincere. Al centrocampo stellare bianconero si aggiunge un altro top player, Miralem Pjanic, acquistato tramite una formula che fa mangiare le mani a più di una rivale. La musica inizia a stonare però quando Mino Raiola inizia a far capricci: dopo una lunga trattativa riuscirà a riportare Paul Pogba al Manchester United per la cifra record di 110 milioni di euro: dai ‘Fantastici 4’ si passa così ai ‘Big three’, proprio come Lebron James, Dwyane Wade e Chris Bosh. Chi è Lebron tra i tre? Tutto da scoprire.

Analisi tattica 

La Juventus non è solita piangersi addosso: a lasciare la Juventus sono indubbiamente tre campioni, ma chi arriva non è di certo da meno. Sostiene Hemingway che non c’è tempo per pensare a ciò che non si ha; bisogna piuttosto pensare a cosa fare con ciò che si possiede. Detto, fatto. La Juventus impara a dimenticare le assenze e apprezzare le presenze. Naturalmente a livello tattico cambia tutto: in primis manca una figura ‘paterna’, qualcuno a cui affidarsi nel momento del bisogno, ruolo che spettò ad Andrea Pirlo ed il gol nel derby ne è la dimostrazione.

Manca probabilmente un po’ di velocità: nessuno tra i tre centrocampisti attuali è esattamente un velocista. Adesso la velocità  arriva dalle fasce grazie ai due esterni sudamericani Alex Sandro e Cuadrado, ma in precedenza anche Pogba e Vidal erano in grado di offrire un valido apporto. Quando si è capito che l’avventura di Vidal alla Juventus era giunta al capolinea? Ricordate il gol di Bruno Peres? Beh, un combattente come Vidal si arrese alla velocità del terzino brasiliano.


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I “nuovi” punti di forza

pjanic3Cos’hanno i Big Three in più? Sicuramente danno una maggior copertura difensiva, grazie soprattutto al ruolo centrale di Marchisio, che da qualche anno a questa parte si distingue nel compito di rubar palloni; una maggior abnegazione: senza Pogba certamente la lancetta qualitativa subisce un calo, ma in mezzo al campo si rischia molto meno. Il francese è colui che più ha fatto infuriare Allegri nei due anni precedenti: inutile dire che è riuscito a strappargli anche qualche sorriso.

Cosa rimane invariato? La voglia di vincere: alla Juventus è l’unica cosa che conta. Lo sa bene Marchisio, che ha trovato una seconda pelle nella maglia bianconera; vincere alla corte della Signora per lui vuol dire in primis premiare una scelta di vita, dettata dal sentimento. Lo sa Khedira, un vincente nato; il tedesco vince dovunque vada: con la maglia del Real Madrid, con quella della nazionale tedesca con la quale si laureò campione del mondo, e adesso con la Juventus. Lo sa Miralem Pjanic, che dopo anni di purgatorio adempie il suo percorso di purificazione giungendo a Torino.

Quale tra i due centrocampi sarà più vincente? Ai posteri l’ardua sentenza.

Alfio Pappalardo

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