Allegri, la vittoria contro la Dinamo è sua: dentro e fuori dal campo

Questa è la vittoria di Massimiliano Allegri


Una vittoria è proporzionalmente scontata rispetto alla possibile figuraccia, in caso di risultato negativo. È una linea sottile, quasi impercettibile. Ecco: è tutta lì la difficoltà, in notti come quella di Zagabria. La Dinamo ci mette del suo, ma la Juventus scende in campo nel modo giusto: cattiva, cinica, determinata. Si vincono così, queste partite: con consapevolezza, senza presunzione.

Di tutti, ma di uno

È la vittoria di Massimiliano Allegri. E di Pjanić, e di Higuaín, e di Dybala: la narrativa della serata croata è vasta e affascinante. Dal riscatto del bosniaco alla dimostrazione di forza del Pipita, all’attesa finita – e infinita – di Paulo: c’è tutto, davvero tutto per un buon racconto.

Ma questa è la vittoria di Allegri: s’è preso le critiche, spesso immeritate. Poi ha messo tutti sugli attenti: qualcuno s’era illuso che fosse tutto facile. Non è così: il ruolo di favorita bisogna sudarselo. Partita dopo partita, storia dopo storia, trasferta dopo trasferta: la strada per Cardiff è lunga.

Sì, ma era la Dinamo…

Era la Dinamo, diranno tutti: vero, i croati sono poca roba. Provano a chiudersi dietro, ma degli errori tecnici vanificano tutto: si sciolgono come neve al sole. O magari al calore della vodka che, evidentemente, gira sugli spalti del Maksimir – vedere i tifosi a petto nudo.

Pagano la gioventù e anche la strana carenza di talento: il prezzo per l’esclusione di Ante Ćorić, l’ultimo gioiello, ma serve anche questo nella crescita di un campione. E loro se ne intendono.

La vita da favorita

Lo sa anche l’allenatore bianconeri: questa sera non significa nulla, senza altre notti così. A partire dalla prossima, col Lione: bisognerà vincere e convincere. Poi ripetere: nessun freno, nessuna incertezza. È dura la vita da favorita.

Allegri l’ha capito, l’ha voluto far capire anche ai suoi: ai dirigenti, pure. S’è costruita una grandissima squadra, ma non una corazzata invincibile: quella è a Barcellona oppure a Monaco. E, forse, neanche lì: l’organizzazione tattica, spesso, arriva davvero lontano. Pure oltre le vagonate di milioni.


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Allegri: il demiurgo bianconero

Max, però, si è dimostrato anche un grande stratega: sa di aver in mano potenzialità indefinite. Il 3-5-2 di stasera è quanto di più europeo si potesse pensare: due soli marcatori puri, Chiellini e Barzagli, il resto in costruzione. Da Bonucci, vero regista, sono partite diverse palle interessanti. E i due esterni, specialmente Dani Alves, erano quasi sempre in avanti. La fantasia di Pjanić, finché è durato, e Dybala, poi, ha fatto il resto.

Sa lavorare sui singoli, Allegri, trasformarli in pedine funzionali al progetto tattico. Ecco perché Pjaca ha bisogno di tempo, più di Morata e Dybala, già abituati ai grandi campionati europei. È un grande allenatore, poco da dire, nonostante l’ultimo periodo di leggera confusione.


  • Lo sfogo in conferenza stampa sembra essere servito: la squadra è scesa in campo con il giusto atteggiamento.
  • Il messaggio era chiaro, anche per la dirigenza: c’è ancora da lavorare.
  • Il finale di partita lascia intuire che vedremo nuove varianti tattiche, nel corso del tempo: Pjaca può essere la chiave di volta.

Il turning point

Zagabria è un turning point. Dal punto di vista mentale, infatti, la Juventus ha capito che deve essere questa qui. E dal punto di vista tecnico-tattico, con il 4-2-3-1 visto alla fine, potremmo aver visto i bianconeri del futuro. O, comunque, un assaggio di quello che potranno essere.

allegri

Allegri si prende tre punti in campo, tre fuori. Importanti, quelli in classifica; ancora di più, quelli nello spogliatoio. Messaggio recepito: da ora in poi, si fa sul serio. Vietato specchiarsi: perché il confine tra vittoria e disfatta è labile. Troppo: dura la vita da favorita.