Calciomercato della JuventusDaniele Tagliaferri

Una vergogna dal primo all’ultimo minuto. E non è una questione di calcio.

Una vergogna dal primo all’ultimo minuto. E non è una questione di calcio.

Una vergogna dal primo all’ultimo minuto. E non è una questione di calcio.

Perché sul campo le idee si possono discutere e gli alibi persino concedere.

Ma ci sono cose che non hanno bisogno di interpretazioni. E quello che è successo al fischio finale è una di queste.

A prendersi fischi e insulti è stato soltanto Vicario. L’ultimo arrivato. Uno che, da quando è alla Juventus, ha avuto almeno il merito di metterci sempre la faccia dopo ogni batosta.

Uno che si è ritrovato da solo a rappresentare una squadra che, evidentemente, non ha avuto la stessa voglia di assumersi le proprie responsabilità.

Gli altri? Una comparsata. Come se la sconfitta fosse un problema individuale e non una vergogna collettiva.

L’immagine di Vicario che richiama i compagni è la fotografia più impietosa della serata. Perché racconta una squadra che sembra aver smarrito il senso del gruppo, la capacità di condividere il dolore e persino la consapevolezza di ciò che rappresenta.

Si può discutere di fragilità emotiva, di poca coesione, di una squadra che non crede più alla sua storia. Oppure, più semplicemente, chiedersi se ci sia ancora qualcuno disposto a soffrire davvero per questi colori.

La sensazione, guardando quella scena, è stata disarmante.

Una vergogna. Fino alla fine.

Editoriale: Paolo Borgi

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