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Juve, il punto non è la punta

Juve, il punto non è la punta

Da anni in casa Juventus lo sport nazionale è l’attacco all’attaccante. La prima punta bianconera è sempre bersaglio di critiche enormi, figlie di prestazioni oggettivamente non all’altezza.

Prima Vlahovic, poi David e Openda, ora Woltemade e Kolo Muani. Tutti appassiscono al centro dell’attacco bianconero per poi rifiorire una volta lasciato Torino. Dopo 6 giornate di campionato si torna a parlare di Juventus alla ricerca di una punta per gennaio, ma non vi sorge il dubbio che forse il punto di tutto questo non sia la punta?

Proviamo a fare un passo indietro e guardare a chi e come porta la palla al 9 della Juventus. E allargando l’inquadratura dal primo piano su un imbronciato Kolo Muani troviamo esterni offensivi a piede invertito e una serie di adattati sulla trequarti che non spiccano per intelligenza in rifinitura.

E, allora, prima di cestinare anche questi due attaccanti, non si dovrebbe provare qualcosa di differente? Magari di meno evoluto, ma più lineare. Kolo Muani ha raccontato nel post Cagliari che Spalletti ha chiesto più cross all’intervallo e che la presenza di Woltemade lo aiuta a essere più libero. La possibile svolta passa da qui: assistere meglio gli attaccanti, a partire dalle loro richieste. 

Il campo, poi, resterà sempre l’unica e sola prova del 9.

Editoriale a cura di Riccardo Meloni

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