Tutte le consapevolezze che regala Douglas Costa

Tutte le consapevolezze che regala Douglas Costa


Douglas riempie. Gli occhi, il cuore, il campo. Douglas riempie il mondo e tu non hai modo di porre un freno ai rimorsi, ai doppi passi, ai ‘se’, ai dribbling. Ma Douglas, soprattutto, riempie il futuro di questa squadra: perché soluzioni tattiche a parte, avere un uomo in più tra gli uomini in più è il risultato più impattante dell’ultimo mercato.

Ah: ma quant’è cresciuto? Oh: ma questa trasformazione tattica? Dagli spalti dello Stadium è un continuo guardarsi negli occhi, brillare d’orgoglio, schiacciare l’acceleratore della fantasia. E poi cambiare la marcia dei sogni: ché dopo Madrid non c’era solo bisogno di uno scossone emotivo, ma anche di una prova concreta di quanto ancora possa crescere questa Juve. Di quanto si possa avvicinare all’obiettivo. Che è quello lì, che è quasi ossessione, che è questione di tempo. Ancor più con innesti di questo calibro.

CAMBIARE PASSO

Che poi Costa ha quel nome da divo americano, quello sguardo un po’ contrito. Quel sorriso pronto a spuntare nei momenti importanti, così come il suo cambio di passo. Ci ha messo venti secondi: ad est ha soffiato soltanto il suo vento. Di scirocco, prima, col caldo di certi pomeriggi solo da gestire; gelido e forte, infine, quando c’è stato da accelerare e da portare a casa il risultato. Tre assist che si ergono a esempi dell’intero repertorio, come fosse stato il catalogo dei suoi colpi classici: la sfilettata centrale, la serpentina devastante, il rimorchio che vale lo scarico definitivo di un compagno.

Douglas ha sentito più ‘grazie’ che ‘ciao’ da quand’è in Italia. A metterglieli in una confezione regalo ci han pensato questo pubblico stupendo, e poi i compagni. E mentre pensava di dover diventare “il miglior amico degli attaccanti”, in realtà ha capito di poter fare loro da padre, madre e fratello maggiore. Tanto  c’è sempre, c’è comunque e ovunque. E nutrirli è un attimo, un attimo che porta la sua firma.

LA CRESCITA E I NUMERI

I numeri, in campo e fuori, sono esattamente da Douglas Costa. Dai dieci assist stagionali ai 3,5 dribbling di media a partita, confermati pure quest’oggi: e che vuoi dire, fare, pensare? Puoi solo ammirarla, questa crescita. Puoi solo abbracciarla, la sua rivincita. Contro i momenti bui, le panchine iniziali, le difficili esclusioni ai tempi del Bayern. Carletto, vedendolo, avrà alzato più volte il sopracciglio in segno di arrendevole approvazione e di sincera ammirazione.

E Douglas, dal canto suo, prende appunti e sorride di genuina felicità. Ricordando il passato accarezzando le consapevolezze di oggi. E’ che gli hanno detto di tutto, in questa vita: che era inconcludente, fine a se stesso, una pedina anarchica in sfarzosi scacchieri. Poi è arrivato Allegri: un po’ da sarto, un po’ da artigiano. Di sicuro, da mestierante attento a non stravolgere il talento a disposizione. Gli serviva un posto: si è preso una porzione di campo in cui contano cuore e testa. Aveva bisogno di un copione da recitare: il tecnico gli ha dato un’opera d’arte e il ruolo da protagonista. Il pubblico sempre e solo applausi scroscianti.

E lui sì, lui s’è preso tutto. Le responsabilità e gli onori, le botte degli avversari e gli spunti palla al piede, i momenti felici e quelli di delusione. L’ha fatto e ha imparato a nuotarci, proprio come fanno i bambini: lanciandosi senza pensarci due volte, lasciando andare quella parte di sé che ancora si diverte e che vuole maledettamente fare la differenza. E l’ha fatto allineando i due pianeti: il suo e quello della Juve. Che da quando collimano, è tutta un’altra storia. Bella, tremenda, affascinante. E stracolma di fiducia nel domani: l’unico antitodo, da sempre, contro determinate delusioni.

Cristiano Corbo

 

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