Ma perché la Juventus aveva solo 23 posti per la lista Champions?

Ma perché la Juventus aveva solo 23 posti per la lista Champions?


Ma perché Allegri ha fatto fuori Lichtsteiner dalla lista Champions?!“: è questa la domanda – social e non – delle ultime ore bianconere. Ecco, al netto di risposte alquanto fantasiose, la vera domanda da farsi è un’altra: perché la Juventus ha registrato solo 23 calciatori?

È a partire da questa che si può rispondere alla prima e riflettere su alcuni punti deboli(ssimi) del calcio italiano. Cose che, insomma, dovrebbero saltare all’occhio degli addetti ai lavori: ma, sentendone qualcuno, non è così immediato.

Uefa vs Figc: una differenza fondamentale

Partiamo da un presupposto: come vi abbiamo spiegato qui, in Champions League – come in Serie A – si possono registrare, al massimo, 25 calciatori. 8 di questi 25, però, sono vincolati:

  • 4 devono essere calciatori cresciuti nel vivaio (ctp, cioè “club trained players”, in inglese)
  • 4 devono essere calciatori cresciuti in un vivaio nazionale – ovvero, in una squadra della stessa federazione

Ora, c’è una differenza tra i due sistemi di valutazione:

  • per la Uefa sono “calciatori cresciuti nel vivaio” quelli che, tra i 15 e 21 anni, hanno fatto parte del club per 36 mesi – anche in modo non continuato
  • per la Figc, invece, lo sono quelli che, sempre tra i 15 e 21 anni, sono stati tesserati per 36 mesi

In pratica, per ovviare alla mancanza delle “squadre B”, la Figc equipara le stagioni passate in prestito, o in comproprietà, a quelle disputate con la società d’appartenenza.

È una differenza fondamentale, ovviamente, perché produce disparità.

Un caso pratico: Daniele Rugani

Per fare un esempio, prendendo la rosa attuale della Juventus, Daniele Rugani è considerato “calciatore cresciuto nel vivaio” dalla Figc, ma non dalla Uefa.

Rugani, nel 2012, è passato in prestito dall’Empoli alla Juventus, disputando una stagione con la Primavera. A fine di quell’anno la Juve ha acquistato la metà del suo cartellino, lasciandolo all’Empoli. È rimasto in Toscana fino al 2015, quando è rientrato a Torino.

Rugani, nel 2012, aveva 18 anni. Fino ai 21 anni, quindi, è stato effettivamente un tesserato bianconero. Tanto basta per la Figc, insomma, per considerarlo cresciuto nel vivaio juventino. Non per la Uefa, però, che lo considera semplicemente “cresciuto in un vivaio nazionale“.


La Uefa “ha punito” la Juve

Ecco, chiarito quest’equivoco, possiamo facilmente rispondere alla domanda iniziale: la Juventus aveva 23 posti per via del regolamento Uefa.

Come spiega lo stesso organismo europeo sul proprio sito ufficiale, è prevista una “punizione” molto semplice per chi non rispetta le norme per la composizione della rosa.

“Se una squadra ne ha meno di otto in rosa (di calciatori cresciuti nel vivaio e calciatori cresciuti in un vivaio nazionale, ndr), il numero massimo di giocatori che si possono inserire nella Lista A si riduce di conseguenza”.

Leggi anche: La lista Champions della Juventus

Un altro caso-studio: Rodrigo Bentancur

La Uefa fa riferimento alla “Lista A” perché esiste anche una “Lista B“. In Italia, invece, al posto di quest’ultima esiste la “Lista U21“: anche, in questo caso, ovviamente ci sono delle disparità.

Per la Uefa, infatti, possono rientrare nella Lista B i calciatori nati dopo il 1° gennaio 1996 – ovvero, under-21 – a patto che, a partire dai 15 anni, siano stati tesserati con il club almeno per 2 anni.

Per la Figc, invece,  l’unica condizione per essere inseriti nella Lista U21 è, appunto, non aver compiuto 21 anni al 31 dicembre dell’anno precedente. Ecco perché Rodrigo Bentancur, classe 1997, è stato inserito nella Lista Champions, ma può essere considerato semplicemente under-21 per la Serie A.

Solita confusione all’italiana…

Delle differenze regolamentari così importanti, ovviamente, complicano il lavoro dei dirigenti delle squadre impegnate in Europa.

Bisognerebbe equiparare la normativa Figc a quella Uefa – il contrario, neanche a dirlo, è impensabile.

Ciò, però, darebbe non pochi problemi alla maggior parte delle società italiane. Sono poche, infatti, a disporre dei 4 “calciatori cresciuti nel vivaio“, seguendo le regole europee. Per permettere la crescita dei calciatori, molto semplicemente, bisogna mandarli in prestito, interrompendo la richiesta continuità.

Stephan Lichtsteiner, oltre al croato Marko Pjaca, ha pagato questa solita confusione all’italiana.

La scelta di Allegri, alla luce di quanto detto, si spiega con la ricerca di una maggiore duttilità. Un valore necessario con una rosa ridotta: si ricordi che i due altri indiziati all’esclusione, Asamoah e De Sciglio, possono essere impiegati pure in altre zone del campo.

È una decisione giusta? Personalmente penso di sì, ma non è questo il punto. La riforma, varata ormai da un po’, sembra il frutto castrato di un ragionamento che doveva essere più ampio. Le squadre B dovrebbero essere una realtà, invece dell’oggetto di continue discussioni che finiscono al vento. I risultati, poi, sono questi.