LETTERA APERTA AL PICCOLO MATTEO BONUCCI

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Il calcio è uno stupido gioco dove 22 giocatori corrono dietro un pallone. E alla fine basta una rete in più per vincere partite, campionati, mondiali. Per salire in Paradiso. I tifosi sono straordinari appassionati che decidono di scegliere una squadra, una fede, una bandiera. E di seguirla per tutta la vita. Ogni santa domenica. Peccato che allo spettacolo di ieri, al colpo dell’estate, alle dirette Facebook, all’attesa, all’incredulità, ad un calciomercato che è tornato ad infiammare nuovamente i cuori, e a non inondare solamente inchiostri di giornali su trattative presunte o fasulle, abbia fatto di contorno un episodio tragico, terribile, incensurabile. No, non possiamo rimanere in silenzio di fronte alle accuse al piccolo Matteo. Vogliamo i nomi. E allora basta poco, basta fare una rapida ricerca sulla pagina Facebook di Bonucci, sul suo profilo Instagram, per stanarli, i cretini. C’è ad esempio il signor Antonio Rosko Rossi, con tanto di foto profilo in t-shirt sulla vetta di un monte, che si limita ad un celere “AMMAZZATI”. Ci sta, mi direte. C’è il buon Corrado Rivera che rilancia con un più incisivo “MUORI”. C’è il caro utente ‘Giovannimadonna’ che si nasconde dietro il profilo di un ranocchio sorridente, e che alle 9:04 del 14 luglio 2017 decide di scrivere la sua verità sotto la foto di Bonucci e del suo piccolo Matteo: “SE TE NE VAI TI DEVE MORIRE IL FIGLIO”, scrive. E ancora “MI AUGURO CHE TI ROMPI IL CROCIATO APPENA ARRIVI IN QUELL’INFERNO, COGLIONE” e “NON TI C’ARRIVASSE IL FIGLIO A MILANO, INGRATO MAIALE”. E ancora: “TI AUGURO IL PEGGIO FIGLIO DI PUTTANA BASTARDO MERCENARIO DI MERDA!!!”. Di questi ultimi, purtroppo, è stato oscurato il nome. Ma ricerche più approfondire non mancheranno. Nella foresta di commenti, nel gioco dei social, nel contorno al trasferimento dell’estate, nessuno – nessuno – può sorvolare su commenti simili. Né lasciar perdere. Condannare, condannare, condannare. Esporli al pubblico ludibrio. Perdonali, piccolo Matteo. Tu che in pochi anni hai dimostrato di essere più forte di questi signorotti. Tu che hai sconfitto una malattia. Perdonali perché questi signorotti, col calcio, non hanno niente in comune. L’odio non fa parte di questo mondo. E voi, francamente, ci avete stancato. Fatevi una vita.

-Raffaele Nappi-

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