Bonucci, titoli di coda: i perché di una separazione annunciata

Bonucci-Juventus, è finita davvero: la cronaca di una separazione annunciata


Per certi versi, sembra di esser tornati a poco più di trent’anni fa, quando Gabriel Garcia Marquez raccontava di un episodio (accaduto negli anni ’50) che vide morire assassinato il giovane Santiago Nasar. Tutti in città sapevano che prima o poi sarebbe successo, ma nessuno mosse un dito per cambiare il destino: mai la morte fu più evitabile di quella volta e mai come in quella circostanza ha vinto la vigliaccheria del popolo. Calare la vicenda di Gabo nel calciomercato della Juventus può sembrare una forzatura, ma non lo è del tutto: anche in occasione della clamorosa cessione di Bonucci al Milan ci sono particolari non indifferenti che rimandano ad una storia come quella del libro dello scrittore colombiano. Si sarebbe potuto, ma non si è voluto: ecco perché.

PALERMO-OPORTO, SOLO ANDATA

Tutti i malcontenti, o quasi, sono stati portati alla luce dopo la vittoria interna contro il Palermo, durante la quale Bonucci e Allegri se le mandarono a dire addirittura in partita. Il battibecco non era cosa da poco, tant’è che l’allenatore bianconero spedì il difensore in tribuna ad Oporto, nella successiva trasferta di Champions. Multa al mister, esclusione punitiva a Leo: sembrava chiarito tutto così. E invece no: quello è stato l’inizio della fine. Il rapporto con Allegri non si è mai aggiustato completamente, tant’è che non sono bastate nemmeno le parole di elogio dell’allenatore, che a Paolo Condò – dopo Cardiff – ha confidato che Bonucci sarebbe diventato il leader futuro della Juventus. Niente di tutto ciò…

LA MALEDETTA CARDIFF

Forse più del risultato finale, a far male è stato l’intervallo di quella partitaccia: il peggiore della storia recente della Juventus. Le voci su possibili litigi e con Dybala e con Barzagli si sono rincorse prepotentemente e, nonostante le timide e dovute smentite, son parse più che verosimili. Bonucci, nello spogliatoio bianconero, non ci poteva più stare bene. Il suo carisma è sempre stato utile, ma la società ha avvertito che – dopo questi episodi negativi – sarebbe potuto diventare deleterio. Come una bomba ad orologeria: e la Juventus è più grande di ogni singolo.

Si spiega soltanto così la fretta di venderlo, anche ad un prezzo tutto sommato contenuto, anche ad una rivale sempre più accreditata.

COME CONTE

Esattamente come successe con Antonio Conte, la Juventus si ritrova a fronteggiare un addio clamoroso alla metà di luglio, proprio in concomitanza con l’avvio del ritiro. Bonucci è arrivato ieri a Vinovo e la sensazione diffusa è che sia stata soltanto una visita di cortesia: saluto ai compagni, ordine nell’armadietto e in bocca al lupo per il futuro. Dopo Conte, la società bianconera scelse Allegri e i numeri le hanno dato ragione. Ma adesso, quale futuro? De Vrij, Manolas o il più “comodo” (e promettente) Caldara? Col senno di poi, quel prezzo rende davvero onore delle qualità tecniche e caratteriali di Bonucci?

(S)VENDITA (?)

È questa la parola che risuona nella mente di molti tifosi: 40 milioni per Bonucci sono pochi. Come Rudiger, per intenderci. E Rudiger ha da dimostrare ancora tantissimo, mentre Bonucci è all’unanimità considerato un top nel reparto a livello mondiale, con ancora 4-5 anni buoni di carriera da qui in avanti. E allora perché questa valutazione? La sensazione è che – come anticipato poc’anzi – la Juventus abbia avuto fretta nel venderlo: il rischio di non ricevere offerte da qui alla fine (le inglesi non hanno mai fatto passi ufficiali) era alto. A questa considerazione, però, se ne aggiunge una di carattere familiare: Bonucci ha più che mai bisogno di rimanere in Italia per via della difficile situazione di suo figlio Matteo. E un bambino malato merita tutte le migliori attenzioni di questo mondo.

L’AMORE CHE STRAPPA I CAPELLI È PERDUTO ORMAI

Chiosa con un consiglio ai giovani tifosi (come me) che si approcciano all’odierno mondo del calcio: non affezionatevi, dura di più. Il tempo delle stabili bandiere che ti facevano sentire parte di un tutto, delle sincere effusioni amorose ai colori scelti e mai più traditi, delle promesse mantenute per amore della gente che ti ama è finito da un pezzo. E non parliamo solo dei vari Totti, Buffon, Zanetti e Maldini. Un elogio va fatto anche a calciatori meno chiacchierati, come Daniele Conti o Carragher, come l’eterno Scholes o il riccioluto Puyol e, infine, come i capitani inglesi Terry e Gerrard.

E a proposito di bandiere: Alessandro Del Piero – da juventino – si è lasciato scappare soltanto un “boh…“: tutti però sappiamo che, come la quasi totalità del popolo bianconero, anche il Capitano avrebbe voluto consigliare qualcosa in più a Bonucci.

Nel terzo millennio è diventato degno di ammirazione un calciatore che semplicemente gioca per una decina d’anni in una squadra, quando fino a poco fa era quasi un must. Bonucci al Milan non è stato il primo e non sarà nemmeno l’ultimo dei trasferimenti clamorosi della storia del calciomercato: ai tifosi bianconeri farà male, soprattutto perché Leo sembrava davvero la quintessenza della juventinità. Anche per questo la situazione è diversa rispetto a quella di Pjanic e Higuain (per quanto la solidarietà ai tifosi giallorossi e partenopei è d’obbligo): Bonucci – se infortunato o squalificato – andava a soffrire in curva con la gente. Bonucci – a suo dire – si sarebbe incatenato allo Stadium piuttosto che andare via. Tutto ciò fa riflettere, ma tutto ciò non consola, anzi…

Tutto, però, va accettato, nel 2017 più che mai. Con la consapevolezza che ci si può sempre rialzare, soprattutto se ci si chiama Juventus.

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