Kean e il "cucchiaio": il calcio di rigore della discordia

Kean e il “cucchiaio”: il calcio di rigore della discordia


Primo Millennials a esordire in Serie A, primo Millennials a esordire in Champions League e primo Millennials a fare gol in campionato. Numeri da capogiro per Moise Bioty Kean, ragazzo di soli 17 anni dal futuro radioso. Futuro radioso sì, ma nulla va trascurato per assicurare al suo talento di esplodere a livello mondiale. Quest’oggi, con la sua Primavera, qualcosa non ha funzionato.

PROBLEMI DI RIADATTAMENTO

Reduce dalla finale di Cardiff, Kean si è calato in quella che è stata la sua squadra questa stagione. Con l’obiettivo di trascinare la Primavera a quello scudetto che manca da 11 anni. Una partita complicata, qualche movimento sbagliato di troppo e un gol quasi fatto ma salvato in extremis dalla difesa avversaria. Novanta minuti non bastano alla Juve per superare la Fiorentina, i trenta supplementari neanche. Tutto passa dai calci di rigore. Una lotteria, si sa. Sbaglia il suo compagno Leris, momento delicato. Tocca a Kean: rincorsa irrisoria, conclusione col “cucchiaio” ancora di più. I rigori li sbaglia solo chi li tira, è così. Ciò che viene messo in discussione è la dinamica dell’errore. Troppo superficiale, poco realmente “sul pezzo” nei minuti più importanti della stagione in Primavera.

LAVORO, LAVORO E LAVORO

I calci di rigore li sbaglia chi ha il coraggio di tirarli e se c’è una caratteristica che non manca a Kean è proprio il coraggio. Nessuno ha mai detto che fosse pronto, tutti hanno il diritto di sbagliare. Ancora di più un ragazzo di 17 anni. Diciassette. Bisogna lavorare, quello senza dubbio. Ma a quell’età si può e si deve solo imparare dai più grandi (senza esser fuorviati dall’esterno). E Kean deve avere il coraggio, sì torniamo sempre qui, di voler imparare. Fondamentale la prossima stagione in prestito tra i grandi, dove non avrà un ambiente intero pronto a coccolarlo. In mezzo ai grandi dovrà crescere, necessariamente. Ma oggi nessuna spada di Damocle, solo la prima caduta di un lungo percorso. La differenza però, la fa sempre sapersi rialzare.