Solo gli stolti non cambiano mai idea

Solo gli stolti non cambiano mai idea


Non sono più di attualità le parole di chi affermava che Allegri avesse, nelle prime due stagioni alla Juventus, ottenuto i risultati che tutti sappiamo grazie al lavoro di Antonio Conte. Il modulo “contiano”, quel 3-5-2 oggi diventato taboo, è stato per due anni considerato il motivo delle fortune del tecnico toscano. Allegri non toccò nulla, lasciando che la BBC facesse il suo lavoro, e i risultati arrivarono.

Allegri non fu mai un esponente di spicco del 3-5-2 prima di arrivare alla Juve. Anzi, le sue ideologie tattiche erano abbastanza evidenti già ai tempi del Sassuolo. Eppure, cambiare avrebbe significato mandare in malora tre anni di lavoro che aveva dato i suoi frutti. Allegri fu intelligente a non toccare niente e i risultati gli hanno dato ragione.

Un taglio al passato

Nella stagione in corso, però, qualcosa ha convinto Allegri a dare un netto taglio al passato. Dopo un lustro di difesa a tre, il gioco dei bianconeri ha cominciato a diventare monocorde, prevedibile. La manovra era ormai stagnante, fissa su schemi precisi, certo, ma ormai obsoleti. Cosa fa una persona intelligente e che non antepone i propri interessi a quelli della squadra in questi casi? Cambia, una cosa difficilissima quando si arriva da anni di successi.

Massimiliano Allegri ha dimostrato un’apertura mentale davvero invidiabile. Il 3-5-2 stava continuando a dare risultati, intervallati da qualche schiaffone come il 3-1 subito a Genova e il 2-1 di Firenze: la Juventus era prima in classifica, agli ottavi di Champions, ma qualcosa stava comunque andando storto. Quella squadra non convinceva. Ed ecco, come un fulmine a ciel sereno, la svolta allegriana: difesa a quattro e attacco pentastellato (incluso Pjanic). La forza di cambiare al momento opportuno.

Solo gli stolti non cambiano idea e Allegri ha dimostrato di non esserlo per niente. Ha spremuto un sistema di gioco finché ha potuto per poi decidere di non cristallizzarsi su di esso, inebriato da vittorie arrivate per inerzia, per manifesta superiorità. Il 4-2-3-1 non forza più le vittorie, non le lascia in bilico fino al 94′. Con il nuovo modulo, la Juventus lascia tra sé e gli avversari almeno due gol di scarto.

Sono sempre meglio gli altri

Il tecnico non è uno stolto e lo ha dimostrato ancora una volta ieri sera, nella semifinale di Coppa Italia. Il primo tempo ha visto un ritorno al 3-5-2. Molti diranno: non è da sprovveduti tornare a un modulo che si era accantonato? No, e il perché è presto detto. Allegri voleva verificare se quel sistema fosse ancora affidabile. Il gol di Callejon e la prestazione scialba della squadra ha detto: no, non è più affidabile.

Allegri, quindi, decide, nei quindici minuti di intervallo, di cambiare Lichtsteiner con Cuadrado e di proporre il 4-2-3-1. La Juve ne fa tre e annichilisce il Napoli. Questo fa di Allegri una persona intelligente, cosa rara nel mondo del calcio. Un mondo in cui si celebra il meraviglioso gioco di chi, invece, nonostante tante batoste e pochi trofei in bacheca sbatte il muso contro i propri errori, come le mosche che si schiantano contro i vetri di una finestra più e più volte, non percependo che non c’è via di uscita.

Per i più, però, Allegri rimarrà un incapace, uno non degno di sedere su quella panchina. Meglio il bel gioco degli altri fatto sempre degli stessi movimenti. Meglio il bel gioco degli altri che non ha vie d’uscita se un tecnico avversario mediamente preparato decide di mettere un vetro bello grosso.

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