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Quarti di Champions, difese ballerine e rimpianti: Juve, vietato recriminare

Rimpianti? A non finire. Recriminazioni? Nessuna, perché il campo ha espresso il suo verdetto, per quanto beffardo sia stato. La Juventus ha lasciato la Champions League, ed il panorama desolante di questi quarti di finale si presta a facili crisi di isterismo post-palla persa da Evra. Ma il campo, è bene ricordarlo, ha sempre ragione: quando si vince, e soprattutto quando si perde. Perché giova ricordare che la straordinaria ora di partita disputata in Baviera ha fatto seguito alla prima ora di Torino, quando la Juventus è stata schiacciata dal Bayern Monaco nonostante si giocasse in casa: poi c’è stata la reazione d’orgoglio e tutto il resto, ma Allegri ha subito puntato il dito contro quel primo tempo, ed a giusta ragione. La Juventus ha tecnica e tattica, non ha ancora l’arroganza e la sicurezza di sé che invece hanno i tedeschi.

In Europa, da un punto di vista tecnico, dopo Barcellona e Bayern ci sono Juventus e Real Madrid: classifica da tradurre sul rettangolo di gioco, naturalmente, perché poi i bussolotti di Nyon hanno detto altro. Ora in gioco ci sono il Wolfsburg, onesta squadra tedesca che umilia un Real Madrid sbandato e già “graziato” da Dzeko e Salah. “E se avessimo preso il Real Madrid al sorteggio?” Completamente inutile porsi queste domande. Piuttosto, si pensi a quello 0-0 interno contro il Borussia Monchengladbach.

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In gioco ci sono anche Psg e City, fautori di un osceno pareggio in cui le difese sembravano partorite da Banner-Editoriale-Gennaro-Acunzoun sogno agitato del Maestro di Boemia. C’è il Benfica che fa muro a Monaco e rimedia un risultato ancora ribaltabile al ritorno: bravi i portoghesi, trasudanti spirito operaio e dedizione alla causa. E bravo (addirittura) il “gruvierante” Manchester di Pellegrini, che nonostante le due sconfitte contro la Juventus, ha vinto il girone guadagnandosi un ottavo abbordabile. Si pensi allora ai gol sbagliati a Siviglia nella partita decisiva, quella che ha sancito l’eliminazione della Juventus dalla Champions.

I rimpianti, allora, lasciano tutto il tempo di questo mondo: ci sono squadre infinitamente più deboli della Juventus, in Champions. Ma questa maledetta Champions è fatta di dettagli, momenti, fortuna, dunque inutile stare a recriminare per quel pallone perso dal terzino francese. Come dicevano i latini? Audaces fortuna iuvat: gli altri sono meno bravi di noi, ma sono stati più audaci e fortunati. E probabilmente più arroganti: quella prima ora del Bayern Monaco a Torino è qualcosa che resta negli occhi e fa male al cuore: non deve più ripetersi.

Gennaro Acunzo