L'addio, l'occasione, l'affare: la pressione del mese più intenso prende a pugni il calcio giocato

L’addio, l’occasione, l’affare: la pressione del mese più intenso prende a pugni il calcio giocato


È un gennaio troppo freddo, decisamente chiacchierato. Fuori c’è un buio da far spavento, e andrà così ancora per un po’. O almeno fino al primo febbraio: perché nel mese del mercato la luce del campo resta coperta, neanche troppo parzialmente. Alla fine, la storia resta sempre la stessa: dipende da te, dalla tua voglia di non farti inghiottire. Che se sai aspettare, il sole del gioco sorge per tutti.

Ecco: non proprio velatamente, tornare a giocare significa essenzialmente questo. Vuol dire rispondere, controbattere, incazzarsi e sfogare. Alle critiche, alle parole, alle voci. Ad un mercato sempre più da format televisivo che da semplice campagna acquisti. A quel mugugnare dei tifosi, già saltati via dal tuo carro. All’assordante silenzio a cui sei costretto, quasi sottomesso. Quando invece, in fondo, vorresti urlare di tutto.

IL CALDERONE – Non è facile: non lo è per ogni stella impregnata d’umano, per ogni carico di pressione da vuotare a dadini. È che le dosi del ricambio d’aria sono sempre più piccole, le parole sempre più assordanti. E allora va in scena l’inevitabile: le voci ti assediano, le ipotesi si susseguono. I giudizi ti colpiscono, a mo’ di tackle in scivolata. Uno di quelli decisi, al limite del cattivo. E lo fanno fino a sovrastarti. Del tipo che se non sai cascare in piedi, rischi di farti male. Eccolo, il calderone: pieno di frasi fatte e d’ipotesi stralunate. Ma anche con quella sana dose di verità su cui si basa tutto questo: perché tra indiscrezioni e ultimissime, c’è sempre un fondo di concretezza che mantiene il tutto saldamente. E i diretti interessati lo sanno, eccome.

PAROLE DATE E PRESE – Certo, ad averceli i pensieri di Zaza e Caceres. Giocatori così hanno solo da scegliere: e poi cambiare vita, per un calciatore, resta un dettaglio tra mille bei compromessi. E ad avercele, le possibilità dei due. Che tra un allenamento e l’altro, in fondo, sanno che quella valigia lasciata nell’armadio potrà presto riempirsi dei soliti vestiti e di nuovi sogni. Chissà: magari non subito, magari non ora. O magari anche domani. Di certo, la chiarezza non è mancata: l’attaccante ha chiesto minutaggio, qui o altrove. Vuole gli Europei, il treno azzurro in partenza per la Francia. Dal canto suo, l’uruguaiano ha quasi litigato con l’agente pur di aggrapparsi di nuovo all’ultimo brandello bianconero disponibile. Verosimilmente non ce la farà: ma lo spirito resta da ammirare.

ORA IL CAMPO – Che poi, come il mercato insegna, queste potrebbero essere chiacchiere così: perse nel vuoto, tra altre mille. E come altre mille, finiranno nel dimenticatoio di chi ha creduto ad una storia anziché ad un’altra. Sì, finalmente riparte il campionato: ci è mancato, tanto. Quindici giorni di parole non sono da augurare a nessuno. E poi due di mercato sono bastati, e un po’ c’avanzano pure. Ora però dateci la concretezza. Dateci le luci. Dateci le tattiche, l’emozione di un assist, la gioia del gol. L’ebbrezza della spazzata finale al novantaquattresimo, dell’urlo di uno stadio. Dateci il calcio, tenetevi il mercato. Almeno per una sera. Con Zaza, Caceres e chi volete, i conti, li faremo più in là. E poi: chi l’ha detto che è sempre tutto deciso? Non l’ha fatto sicuramente Allegri. Non lo farà certamente la Juve. E scommetteteci: non lo faranno neanche loro. Che sì, hanno ancora voglia di sentirsi bianconeri. Fino alla fine, al diavolo tutto questo buio. Domani lo si rischiara: con lo stadio pieno ed un pallone. Si gioca: silenzio.

Cristiano Corbo