Coman e l'avventura tedesca: "Sono felice di essermi ritagliato tanto spazio. L'ultimo periodo alla Juve è stato frustrante"

Coman e l’avventura tedesca: “Sono felice di essermi ritagliato tanto spazio. L’ultimo periodo alla Juve è stato frustrante”


Qualche sassolino dalla scarpa, Kingsley Coman, ha sicuramente avuto modo di toglierselo: in un’intervista rilasciata al magazine sportivo “Bid”, il francese ha parlato dell’ultimo periodo passato alla Juventus, e di cosa significhi per lui la sua nuova avventura al Bayern Monaco.

FIDUCIA E SPAVALDERIA – “Sono un attaccante e gli attaccanti hanno bisogno di aver fiducia nei propri mezzi, di essere coraggiosi e un pò sfacciati. Altrimenti non hanno alcuna possibilità di sfondare”.

KING – ” E’ solo l’abbreviazione del mio nome. Ma se i tifosi lo leggono come “re”, a me sta bene…”.

COME RONALDINHO – “Sì il mio modello è lui. e ho avuto modo di provare la famosa “virgule”: in Nazionale ho già usato questa particolare finta, al Bayern ancora non ho avuto l’occasione”.

JUVE – “Non avrei mai pensato di avere da subito tutto questo spazio, è stata una grande sorpresa: sono felicissimo e orgoglioso. Non avrei mai pensato di giocare così tanto. L’ultimo periodo alla Juve è stato frustrante”.

IL PIU’ VELOCE – “Non so chi sia più veloce tra me e Douglas Costa, non abbiamo mai provato a sfidarci. Ma sarebbe certamente un confronto serrato. Credo di avere tutta questa velocità nel sangue: mio padre è stato un calciatore famoso per la sua in Guadalupa”.

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RAGGIUNGERE FRANCK – “Per raggiungere il suo livello devo lavorare tanto, ma l’obiettivo è quello: voglio essere il nuovo Ribéry. Anche se Franck ha ancora una carriera lunga davanti a sè”.

L’AMBIENTAMENTO – “Mia madre è sempre qui con me e mi aiuta con le faccende domestiche, la cucina soprattutto. Mio padre viene a trovarmi solo occasionalmente. Anche mio fratello è spesso a Monaco e poi c’è la mia ragazza. Mi trovo benissimo e spero di rimanere per molto tempo, più dei due anni previsti dal prestito”.

ATTENTATI – “La mia famiglia vive a Parigi ma nella zona periferica, per questo ero abbastanza tranquillo e non ho avuto paura. La gara a Wembley contro l’Inghilterra è stata qualcosa di unico, di speciale, che rimarrà per sempre nella mia memoria. Molti giocatori avevano le lacrime agli occhi, così come tutti i fans che cantavano la Marsigliese sugli spalti”.

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