Del Piero: “Vorrei essere considerato per quello che posso dare. A Dybala farei sentire la fiducia”

Alessandro Del Piero
Share on facebook
Share on whatsapp
Share on linkedin
Share on twitter

In una lunga intervista concessa al Corriere della Sera lo storico Capitano bianconero Alessandro Del Piero ha affrontato tanti temi. Juventus, Nazionale, Dybala e CR7, senza chiudere le porte ad un suo possibile ritorno in società.

Ronaldo e Dybala

Il punto è se un giocatore rende oppure no, se è funzionale alla squadra oppure no. Penso che CR7 sia entrato in una fase della carriera in cui non può più fare le stesse cose di dieci o anche cinque anni fa, e che debba riprogrammarsi in funzione delle sue attuali potenzialità, che sono ancora elevatissime. Ci vorrà un chiarimento con Allegri e la società se si vorrà continuare insieme. Dybala lo farei sentire importante, questo sì. Gli farei sentire la fiducia, ovviamente se questa fiducia c’è, e questo non lo possiamo ancora sapere, credo”.

Del Piero e la Juve

Per me la Juve era un valore, i suoi tifosi lo erano e lo sono, superiore a tutto il resto. Non vorrei avere un ruolo per ciò che ho fatto nel passato: quello rimarrà per sempre e nessuno potrà mai cancellarlo, così come il mio rapporto con la Juve. Vorrei essere considerato per quello che sono, e per quello che posso e potrò dare. Anche Maldini ha atteso molto prima di tornare al Milan. Non mi è mai stata prospettata la possibilità di entrare in dirigenza“.

La Juve di Pirlo

Parlare di colpe non mi pare giusto per Andrea, e a dire il vero per qualsiasi allenatore, non esiste una stagione al di sotto delle attese da imputare a un solo componente. Non parlerei di difficoltà di Pirlo, parlerei di difficoltà della Juve“.

Nazionale ed Europei

In prima fila secondo me ce n’è una sola, la Francia, poi Belgio e Inghilterra. La Nazionale di Mancini mi piace perché crede in quello che fa, prima di tutto. È un vero gruppo, tirano tutti dalla stessa parte, sanno che nessuno è una stella che può togliere gli altri dai guai e portarli alla vittoria: per arrivarci devono farlo insieme. Le grandi Nazionali delle quali ho fatto parte avevano questa caratteristica. Questa è una Nazionale che deve vincere da squadra, come noi nel 2006. Non vedo il Paolo Rossi dell’82, anche se mi auguro che qualcuno oggi possa rivivere quel sogno. Vedo tanti giocatori importanti, ben più dell’undici titolare“.