Bentancur: ''CR7 un animale. Alla Juve si vince e basta''

Bentancur: ”CR7 un animale. Alla Juve si vince e basta”


Padrone del centrocampo bianconero e rivelazione di questo campionato, Rodrigo Bentancur, con prestazioni da vero campione quanto decisive, si riconferma ad ogni giornata uomo fondamentale per mister Allegri e per la squadra. Una crescita esponenziale quella dell’uruguaiano, che, ai microfoni di DAZN ha parlato del suo trasferimento alla Juventus dal Boca Juniors ma non solo.

L’INTERVISTA

“Fin dalla prima volta in cui sono entrato nello spogliatoio della Juventus, vedendo i volti dei miei compagni, ho capito una cosa: qui bisogna vincere e basta, ne parlavo anche con lo staff qui, io è come se avessi fatto una preparazione lunga un anno e mezzo. Sono arrivato molto esile, ho preso 6kg di massa muscolare. Sono migliorato molto”, ha aggiunto. Allegri? E’ stato molto importante, mi ha dato fiducia. Quando non giocavo ed ero scontento, lui mi tranquillizzava, mi diceva: Rodrigo tranquillo, non voglio bruciarti, vedrai che toccherà anche a te”

Ripensando al suo arrivo a Torino, ha detto: “Quando mi dissero della possibilità di venire alla Juve fui preso dal panico. Pensavo: ora devo andare in Italia, solo con mio padre, lasciare la mia famiglia, imparare l’italiano, come faccio? Alla fine ero molto contento, ma anche bel pò spaventato”. “Per tutti io sono Lolo, perchè mio fratello minore da piccolo non riusciva a pronunciare Rodrigo, diceva ‘Loligo’ e da lì è rimasto Lolo. “Perchè gioco col 30? E’ un numero che presi al Boca e che chiesi anche una volta arrivato a Torino. E’ il giorno in cui nacque mia madre, mi segue e mi porta fortuna da lassù”.

Sulla sua posizione in campo, Bentancur ha spiegato: “Gioco sia da mezz’ala che in mezzo, anche se io sono cresciuto giocando da centro destra in un centrocampo a 4. Mi ispiro a molti giocatori, ma su tutti seguo Pjanic e Busquets. Vedendoli cerco di imparare”. Inevitabile non parlare anche di CR7: “L’ho conosciuto al Mondiale in Russia, ci incontrammo all’antidoping dopo Portogallo-Uruguay, eravamo io, lui e Luis Suarez. Mi riconobbe e mi chiamò per nome, non ci potevo credere. La prima volta che l’ho visto allenarsi qui a Torino ho pensato: è un animale. La maniera in cui si allena è eccezionale, dà sempre il 100% e poi in gruppo sembra un ragazzino, scherza sempre”.