Lettera al quotidiano Roma: "Contrari ai più elementari principi di democrazia"

Lettera al quotidiano Roma: “Contrari ai più elementari principi di democrazia”


Dopo l’ormai tristemente nota prima pagina di domenica mattina, il quotidiano Roma insiste nella sua battaglia contro la Juventus. La redazione continua a scegliere una linea editoriale intransigente e lontana da ogni etica professionale. La prima pagina di oggi, martedì 9 gennaio, in risposta all’indiscrezione riportata ieri da Tuttosport sulla presunta volontà della Juventus di voler querelare il Roma, titola “Minacciati dalla Juve”. Nonostante le scuse pubbliche (qui il video), il direttore del quotidiano, Antonio Sasso, ha etichettato all’interno di un suo editoriale come “debole culturalmente” il campano che tifa per la Juventus.

CARMINE ALBORETTI SCRIVE AD ANTONIO SASSO

La redazione di SpazioJ.it riceve ed è lieta di pubblicare una lettera di Carmine Alboretti, stimato collega già vicedirettore della Discussione e collaboratore del Roma, indirizzata al direttore Sasso:

“Caro Direttore,
le forme di discriminazione per motivi politico-ideologici, etnici, religiosi e sessuali sono all’ordine del giorno e vanno stigmatizzate in maniera netta da qualunque parte provengano. Tu, nell’edizione cartacea di lunedì 8 gennaio 2018, ne hai appena teorizzato (e/o giustificato) un’altra, legata al tifo.
Secondo il tuo autorevole punto di vista, esisterebbe una categoria di persone poco raccomandabili o, comunque, commendevoli, rappresentata dai tifosi della Juventus originari di Napoli o del suo hinterland. Categoria della quale farebbe parte anche chi scrive che, per decenni, posso dire con soddisfazione reciproca, ha collaborato alle pagine di cronaca del Roma e del Giornale di Napoli.

“Ecco – scrivi in un lungo articolo che parte dalla prima pagina – il tifoso del Napoli che tifa per il Nord. Un soggetto debole culturalmente; non ha importanza se professionista o meno, con difesa culturali inesistenti, che non conosce né la colonizzazione, né la decolonizzazione, abituato da piccolo a vivere nel culto dei soggetti dominanti, deformato dal lavaggio del cervello operato dai centri di cultura (anche sportiva) plasmati dai centri di potere del Nord, questa condizione psicologica, nel calcio si materializza per nell’amore nelle squadre del Nord…”.

Se non stessimo parlando di un giornale fondato nel 1862 (come orgogliosamente viene riportato nello spazio sottostante la testata) per promuovere la battaglia culturale per Roma capitale d’Italia ci sarebbe da sorridere. Ma così non è.
E questo, lo ammetto, mi addolora, soprattutto se volgo lo sguardo agli armadi pieni di ritagli di quel glorioso foglio che abbiamo contribuito a diffondere nei territori della fascia pedemontana del Vesuvio.
Una posizione del genere, oltre che inaccettabile, è contraria ai più elementari principi di democrazia e libertà; gli stessi che consentono – legittimamente – al giornale che dirigi di godere del sostegno pubblico all’editoria grazie al contributo di tutti i cittadini, a prescindere dalle simpatie pedatorie (quindi anche degli amici bianconeri…).

Per quale ragione un campano che tifa per la Juventus (o per l’Inter o il Milan) si dovrebbe sentire “inferiore” rispetto ai suoi concittadini che sostengono la squadra locale? Forse che a Napoli, diversamente da altre zone della penisola, sono stati sospesi, a nostra insaputa, i diritti fondamentali della persona e, dunque, tutti hanno l’obbligo di apprezzare i film del presidente-produttore o di girare per la città con la cresta simile a quella del giocatore che indossa la maglia numero 17? Siamo seri: lo sfottò è legittimo. E ci può stare. Ma giungere a certe esagerazioni (vogliamo parlare del titolo-provocazione del direttore editoriale Antonio Sasso, salvo, poi, scusarsi, da galantuomo quale è, in varie trasmissioni televisive?) è davvero troppo, specie per chi esercita una professione che richiede l’accettazione (e il rispetto) di rigidi protocolli deontologici.

Questo atteggiamento equivale ai cori, spregevoli, che si sentono negli stadi e dai quali tutti abbiamo sempre preso le distanze. I giornali ed i giornalisti dovrebbero difendere a spada tratta la libertà di tutti. Soprattutto di coloro che la pensano in maniera differente (nello sport, così come in politica). In caso contrario, il tanto decantato pluralismo, alla base della libertà di stampa di cui tutti si riempiono la bocca, è parola vuota e priva di significato.

Di una cosa, caro direttore, puoi essere certo: continueremo a tifare per la Juventus fieramente e liberamente e poiché siamo abituati alla cultura dello sport, quella sì dominante, ci complimenteremo con il Napoli se dovesse arrivare primo al traguardo finale. E continueremo, come abbiamo sempre fatto in passato ed anche oggi, a comprare il Roma, che è parte della nostra vita personale e professionale, perché, alla stregua di Voltaire, non condividiamo il tuo pensiero (sportivo) ma saremmo pronti a dare la vita per difendere il tuo diritto di esprimerlo. E ci auguriamo che tu faccia altrettanto.

Con amicizia

Carmine Alboretti”

 

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