Caro Caceres, quant'è bello ritrovarti!

Caro Caceres, quant’è bello ritrovarti!


Mi ricordo di quel Barcellona capace di vincere qualsiasi cosa, come se tutto ciò che toccasse diventasse oro. Era il 2009 e imparammo a conoscere il termine “Triplete”, abusandone in ogni dove per poi sognarlo continuamente. La sublimazione di Messi, da gran giocatore a campione indiscusso, il tiki taka, il Guardiolismo, Xavi e Iniesta. C’eri anche tu in quella rosa di fenomeni, ma di te non ce n’è traccia: assente quando c’era da alzare il trofeo, assente nei momenti clou della stagione. L’unica gioia che potevi goderti sul campo te la sei giocata facendoti espellere nella semifinale di ritorno di Copa del Rey contro il Maiorca, ti costò la finale dove saresti stato titolare. Eri in uno squadrone che non ti lasciava spazio, nonostante tu avessi la capacità di giocare ovunque in difesa.

Arrivasti nella speranzosa Juventus di Ferrara, che aveva acquistato Diego e Felipe Melo per fare il salto di qualità e puntare al campionato. Sappiamo tutti com’è andata a finire: una Juve che andò bene fino alla vittoria contro la capolista Inter (nel famigerato anno del triplete) ma poi arrivò la sconfitta per 4-1 in casa col Bayern Monaco e addio Champions. Addio tutto. Pure l’Europa League sfumò con lo stesso risultato (anche se a vincere fu a sorpresa il Fulham nella peggior partita di sempre dei bianconeri). Giocasti poco, molto poco: 21 partite totali, 16 dal primo minuto. Nè Ferrara nè Zaccheroni hanno creduto in te, preferendo puntare su altri. Il tuo ritorno in Spagna avvenne con un reciproco senso amaro: l’amarezza di chi sa di non esser riuscito a dimostrare il suo valore e di chi avrebbe voluto vederti ancora con la maglia bianconera.

Ci volle un colpo di genio nel mercato di riparazione del 2012: tornasti a Torino per la gioia di tutti e ti guadagnasti come gli altri il primo scudetto del post Calciopoli. Rimarrai tra fortune alterne per altre quattro stagioni, caratterizzate da grandi partite, tante vittorie, tanti infortuni, tanta panchina e quello schianto con la Ferrari che ti costò non solo la patente, ma anche il posto in rosa. La parentesi Southampton è come se non fosse mai esistita (solo quattro presenze totali), parecchio tempo nel mercato degli svincolati, adesso la possibilità di riprendersi la vita da calciatore in quel di Verona.

Tanta panchina, tanti infortuni alle spalle, tanti rimorsi per un difensore che sarebbe potuto diventare uno dei migliori ma che, in realtà, è rimasto a bussare alle porte dei più grandi. La stima nei suoi confronti, nonostante tutto, è sempre rimasta intatta. Stasera, quando ti ritroverai i colori bianconeri contro, so che la vivrai come se fosse una delle tante partite, ma il tuo cuore avrà qualche battito in più, pensando a tutte quei trofei vinti insieme, quelle vittorie in cui c’è pure la tua firma. I tuoi tifosi non si dimenticheranno mai di quel tipo col codino che correva sempre e comunque.

La tua prima da ex. Ma gli ex sono per sempre, mentre tu sei di casa a Torino. Buona fortuna Martin.