L'orgoglio e l'appartenenza appresi a dovere

L’orgoglio e l’appartenenza appresi a dovere


Non siamo soliti dedicare i nostri editoriali ad un unico giocatore, siamo sempre più per l’elogio o la critica del gruppo che del singolo. Ma nelle ultime settimane c’è un personaggio che sta rubando la scena niente meno che al numero uno dei numeri uno, entrando prepotentemente nel cuore dei tifosi: Wojciech Szczesny

EREDE DESIGNATO

Dunque oggi ci occupiamo del portiere numero due (?) della Juventus, che complice l’infortunio di Buffon a Napoli si sta prendendo la scena, anticipando quella che dovrebbe poi essere la normalità dalla prossima stagione: il ruolo di portiere titolare della Juventus. Con quel nome un po’ così, e quel cognome un po’ così, ci verrebbe da dire parafrasando Paolo Conte, un nome e un cognome che fai fatica a pronunciare e se non lo memorizzi sul t9 del telefono anche a ricordare come si scrive, con una sola vocale vera nel cognome che somiglia tanto a un codice fiscale. Arrivato in estate a sostituire Neto come vice Buffon, Szczesny sapeva che il futuro sarebbe stato suo. E forse nemmeno immaginava che sarebbe stato più presente che futuro, come detto poco fa. La parata dell’extra time su Schick verrà ricordata a lungo dai tifosi della Juve presenti allo Stadium o incollati davanti alla TV (e anche dai suoi ex tifosi giallorossi, crediamo). Così come il volo plastico magistralmente immortalato dalle telecamere sulla traversa colpita da Florenzi qualche minuto prima. Lui di essere arrivato al top lo sa da sempre, basta andare a rileggere alcune dichiarazioni di questi mesi. Dopo la partita di domenica ha persino sminuito la paratona del finale, perché “non è stata una parata difficile, mi ha quasi tirato addosso, non è che se è fatta negli ultimi minuti è più difficile” e poi ancora: “il mio lavoro non è difficilissimo, sono in una squadra dove mi arrivano sì e no 2-3 tiri a partita, io non devo fare molto, merito dei miei compagni”. Ma la frase più bella l’ha detta forse questa estate al momento della presentazione: “non sei tu a scegliere la Juventus, è la Juventus a scegliere te, e quando ti sceglie non puoi dire di no.” E ancora “Miei punti deboli? Sono alla Juventus, da adesso non ne avrò più”. Insomma un giocatore che sapeva dove stava arrivando e che aveva bene in mente cosa volesse dire entrare a far parte della storia bianconera. Ora, alle parole sta facendo seguire i fatti, e non potrebbe essere che così.

IL RUOLO DELLA SOCIETA’

Non è stato facile arrivare ad un profilo come il suo. La Juve ha avuto tanti portieri che si sono spenti all’ombra ingombrante di Buffon, anche perché SuperGigi sembrava davvero eterno. Nel recente passato Storari e il già citato Neto, fino all’opportunità polacca. Bravo Marotta ad andare a bussare alla sua porta nel momento in cui lo stesso portiere faceva vacillare le certezze di una sua permanenza nella Capitale, paventando un ritorno in Inghilterra. Dalle dichiarazioni riportate prima, potremmo dire che forse non aspettava altro. Gli è stata fatta una tacita promessa, forse per la prima volta davvero, ovvero che questa sarebbe stata la sua unica annata da riserva. La scelta di un portiere così forte come secondo non poteva che prevedere questo scenario. L’anno scorso è stato forse il miglior portiere del campionato, e se la Roma è rimasta a ridosso dei bianconeri in molte partite è stato proprio merito di Szczesny. Sarebbe titolare ovunque, in tutte le big di tutti i campionati europei, non avrebbe avuto senso prenderlo per relegarlo al ungo in panchina. Va bene avere un secondo forte, ma così forte sarebbe stato quasi uno spreco. Lui ha capito, ha accettato, e adesso si sta prendendo quello che si merita. Spazio e complimenti.

Eh sì, perché nella campagna acquisti di questa estate c’è anche questo portiere dal nome e dal cognome impronunciabili. Che spesso non viene preso in considerazione, perché le copertine se le prendono quelli che fanno o fanno fare i gol. Lui di mestiere fa quello che non li fa subire, e se continua a farlo in questo modo la Juve ha le spalle protette per molti anni.

Dario Ghiringhelli (@Dario_Ghiro)