Dalle difficoltà ai successi: l'evoluzione del metronomo Pjanic

Dalle difficoltà ai successi: l’evoluzione del metronomo Pjanic


Sono passati due anni ormai da quando Miralem Pjanic ha abbandonato la casacca della Roma per indossare quella bianconera. Un’ operazione che aveva del clamoroso, pensando alla rivalità che vigeva, e vige ancora, tra la squadra capitolina e quella campione d’Italia. In effetti una trattativa vera e propria tra le due squadre non c’è stata. Il 13 giugno 2016, infatti, Beppe Marotta, per nome e per conto della Juventus versava i 32 milioni di euro della clausola rescissoria.

LE DIFFICOLTà DEL NUOVO RUOLO

Arrivato tra le polemiche e gli insulti dei suoi ex tifosi giallorossi, Miralem aveva l’arduo compito di sostituire il mai del tutto sostituito Andrea Pirlo nel ruolo di regista, nonostante il bosniaco non avesse mai giocato in quel ruolo. Pjanic, difatti, con la Roma di Garcia prima e di Spalletti dopo, giocava principalmente da trequartista e di tanto in tanto mezz’ala. Tutto questo ha, ovviamente, portato a diversi problemi per il nuovo numero 5 bianconero. Prestazioni non all’altezza del suo nome che, solo qualche partita dopo l’inizio della stagione, avevano portato Massimiliano Allegri ad utilizzarlo come mezz’ala. Al suo posto, quando disponibile, venne spostato Marchisio. A risentirne di queste prestazioni non proprio perfette fu tutta la squadra la quale, nonostante il primato in classifica, faticava ad esprimere un bel gioco e, nei cosiddetti big-match, aveva trovato diverse volte la sconfitta.

LA RIVOLUZIONE DI ALLEGRI

Esempio perfetto è la partita contro la Fiorentina dove la Signora uscì dal Franchi sconfitta per due reti a uno al seguito di una partita, per usare un eufemismo, non proprio buona. Miralem in quella partita, addirittura, non vide il campo neanche per un minuto, ma quella sconfitta cambierà per sempre la sua permanenza a Torino. A partire dalla partita successiva contro la Lazio, infatti, Allegri farà debuttare il famigerato 4-2-3-1, reintroducendo Pjanic in un innovativo centrocampo a 2 insieme a Khedira. Il resto, come si suol dire, è storia.

Prestazioni con la P maiuscola, la P di Pjanic appunto. Allora si incominciavano a vedere i motivi dell’acquisto del bosniaco. Più che un calciatore sembrava un metronomo, pronto a dettare, in ogni momento, i tempi dell’azione. Trovato Pjanic la squadra cambia completamente, passando da rischiare di non vincere il sesto scudetto dell’era Andrea Agnelli, a giocarsi la vittoria del triplete a Cardiff.

IL PASSAGGIO AL CENTROCAMPO A TRE

Nella stagione in corso, nonostante il passaggio al centrocampo a tre, le prestazioni del bosniaco sono rimaste a livelli eccezionali, dimostrandosi uno dei migliori centrocampisti d’Europa attirando l’attenzione, per la Juve non desiderata, delle major europee tra cui Arsenal e Barcellona. Per la Juve però è assolutamente incedibile, una sua vendita non può essere presa in considerazione. E se la partita contro la Roma di domenica sera è stata una prova del valore del ragazzo, beh… la Juve fa veramente bene a tenerselo stretto.