Perdere la finale ovvero il cattivo gusto del caffè

Perdere la finale ovvero il cattivo gusto del caffè


A chi non è successo di pranzare in un ristorante di classe, camerieri in livrea, tavoli apparecchiati egregiamente, 5 portate di antipasto una più buona dell’altra, 2 primi sontuosi, un brasato al barolo da sogno e poi un assaggio di dolci da milleunanotte ed al momento del caffè, provare un disgusto raggelante per il suo cattivo sapore? Non ci sono santi: ci si alza da tavola perplessi, sconfortati, dimentichi di tutto quel ben di Dio che ha preceduto un pessimo intruglio scuro.

E’ la sensazione che pervade i palati juventini di questi giorni, dopo la grande delusione di Cardiff. Eppure una stagione come quella appena conclusa non si ripete facilmente. I ristoranti che si frequentano sono ormai ben più cari di 100 euro, si pasteggia a base di 6 scudetti consecutivi e si dà corso a libagioni con Coppe senza soluzione di continuità, l’Europa non può più prescindere dalla Juventus, ma…

Ma, al momento del caffè, arriva il cattivo retrogusto di cicoria e tutto finisce in vacca. Ed è tutto un criticare il locale, i cuochi, i proprietari, con toni che oscillano dal disfattismo alla disperata impotenza nei confronti dell’ultima tazzina. Che si tratti in verità di una brutta anfora, sgraziata e sproporzionata, è un dettaglio. In fondo era proprio il gusto del caffè che interessava i commensali. Chi si ricorda del vitello tonnato e dei tagliolini?

A fronte del fatto che ci si imbatte in qualcuno che vuole la testa dello chef, come se fosse lui il colpevole della miscela di “robusta” ed “arabica”, il proprietario del locale non solo gli rinnova la fiducia, ma gli allunga pure il contratto. E la domanda sorge spontanea: dunque le priorità erano le portate, soprattutto lo scudetto e il triplo duoble? Parrebbe di sì.

Verrebbe da pensare che coloro che si sono schifati per il caffè abbiano sbagliato locale: dovevano entrare in un bar, non in un ristorante. Non è così, anzi tuttaltro. Lo chef, in fase di rinnovo, ha chiesto esplicitamente di cambiare miscela e torrefazione. Ovviamente non lesinerà sforzo ed impegno nei piatti tradizionali, ma pare che l’intento comune sia quello di finire sui giornali come il miglior ristoro in fatto di…caffè. Prima che sia troppo tardi e che il solito  gusto di cereali abbrustoliti insinui la rassegnazione tra chi siede a tavola, tutti pronti a perdonare la penuria di abbondanza durante il pranzo, pur di gustare il “non plus ultra” dei caffè. E sarebbe ora, accidenti.

P.S. Fuor di metafora: chi non dà importanza a quanto ottenuto dalla Juve nel 2016/2017 commette un grave errore e non voglia qualche dio capriccioso punirlo, condannandolo a ritornare al pre Andrea Agnelli. Non ci vuole molto, nell’Olimpo si spazientiscono con facilità.

Immagini tratte da   premiumsporthd.it    e   youtube.com

 

 

 

 

 

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