Quando la disparità di giudizio diventa un grosso problema

Di episodi dubbi, nel calcio, ce ne sono a bizzeffe. Di polemiche – inutili o meno – non ne parliamo proprio. Se si tratta di partite di vistosa importanza, poi, tutto assume dimensioni clamorosamente macroscopiche. Ciò che, nei secoli dei secoli, ha distinto la Juventus dalle altre squadre è sicuramente lo stile, anche di fronte alle telecamere: mai una parola fuori posto per il puro desiderio di fare questione. E anche Allegri, ovviamente, si è adeguato a questo pattern of behavior: avrebbe potuto lamentarsi all’andata contro il Milan (1-0 per i rossoneri) per il gol ingiustamente annullato a Pjanic, avrebbe potuto accanirsi chiedendo dei rigori ad Udine (pari per 1-1), così come, a Firenze, avrebbe potuto ricordare a gran voce che il fallo di mano di Rodríguez sarebbe stato da punire con un calcio di rigore.

RIGORE SI’, RIGORE NO

E proprio da quest’ultimo episodio partiamo nella nostra analisi. La Gazzetta dello Sport scriveva così del fallo di mano del difensore viola: “Nella ripresa, però, c’è un mani in area molto sospetto di Gonzalo sul tiro cross di Pjaca: braccio tenuto largo per quella che assomiglia a una parata anche se la c’è la giustificazione della distanza ravvicinata. Fischiare rigore non sarebbe stato un errore.” Chiaro? Per la rosea, il rigore c’è. Ma la Juve non si lamentò e, giustamente, perse quella partita.

Ma veniamo a ieri. Dopo due episodi alquanto dubbi nel primo tempo (rigore non dato su Dybala e gol in leggerissimo fuorigioco di Bacca), è nel tempo oltre il recupero della ripresa che accade il patatrac: l’espulsione di Sosa fa, com’è diffusissimo nel calcio, lievitare i 4′ di extra-time e, nell’ultima azione della partita, la Juve ottiene un calcio di rigore. C’era? Non c’era? L’arbitro addizionale lo ha dato, ma la Gazzetta – contraddicendo quanto scritto in occasione del fallo mano di Rodríguez – si dimostra in disaccordo: “Giusto considerarlo punibile come ha fatto Massa su consiglio dell’addizionale Doveri? No, per due motivi: la distanza minima (187 centimetri) tra il rossonero e Lichtsteiner (autore del cross); il pallone che va verso il braccio e non il contrario, condizione necessaria per far scattare il cosiddetto aumento di volume“.

COERENZA, QUESTA SCONOSCIUTA

La domanda sorge spontanea: perché il rigore di Firenze ci doveva essere e quello di ieri no? I tifosi juventini e gli appassionati di calcio gradirebbero sicuramente un po’ più di obiettività: in caso contrario, il clima d’odio, purtroppo, già creato non verrà mai superato.

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