Ecco perchè, ad oggi, l'unico che può superare Allegri è Allegri stesso

Ecco perchè, ad oggi, l’unico che può superare Allegri è Allegri stesso


Come giusto e ovvio che sia dopo una sconfitta, si cerca di capire cosa non sia andato nel verso giusto e quali sono i punti che si possono modificare per migliorare le prestazioni e non incappare più in certe situazioni ingarbugliate che poi si pagano a caro prezzo. In pratica, ciò che è successo dopo la sconfitta della Juventus a Doha in Supercoppa con il Milan. Tra le tante valutazioni e riflessioni fatte, molte voci hanno posto sul banco degli imputati niente di meno che Massimiliano Allegri.

MOLTO ALLEGRI. A scanso di equivoci una precisazione ci sembra d’obbligo: l’unico che, ad oggi, può superare come risultati Allegri alla Juventus è Allegri stesso. E sono i numeri che lo dicono. Tutti i cicli, anche quelli più belli e preziosi dal punto di vista delle emozioni e dei trofei, sono destinati a finire. Prima o poi sarà sicuramente anche il turno di Allegri, che non siederà in eterno sulla panchina bianconera. Però, c’è un però grosso come una casa. Mettere in discussione, ora, Allegri e il suo ciclo è semplicemente fantacalcio, è l’autogol più clamoroso che un ambiente, un tifoso che non abbia ancora l’animo bollente per la sconfitta in Supercoppa, possa fare, senza dubbio. Allegri è al suo terzo anno in bianconero e i numeri dicono, senza se e senza ma, che il percorso del tecnico toscano sulla panchina della Juventus è qualcosa di strepitoso. In due anni alla Juve ha conquistato due scudetti e due coppa Italia, una Supercoppa e, al netto delle sconfitte rimediate entrambe ai rigori contro Napoli e Milan, ha lasciato agli avversari le briciole e nulla più. Questi sono numeri e il virtuale +7 dalla seconda di quest’anno condito dall’ottavo di finale di Champions con il Porto, non fanno certo presagire la fine di un ciclo o un indizio di crisi.

In più, Allegri è stato chiaro anche in conferenza stampa: “Non sta finendo il mio ciclo alla Juventus, voglio restare qui il più a lungo possibile”. Il messaggio non è chiaro, di più. Non si molla niente, nè ora nè da febbraio quando, inevitabilmente, le partite inizieranno ad essere più “pesanti” per lui e per tutto l’ambiente. Allegri ha contribuito al raggiungimento di un obiettivo importante, far fare il salto di qualità in Europa alla Juventus targata Andrea Agnelli. Senza girare il dito nella piaga e nella ferita di Berlino con il Barcellona dei marziani, forse l’unica squadra che poteva battere quella Juve cinica e spietata, anche lo scorso anno il cammino della Juventus non può considerarsi per nulla negativo. L’eliminazione agli ottavi con il Bayern è stata a dir poco sfortunata ed è servita soprattutto per far capire, ancora una volta, che la Juventus anche in Europa aveva allora e ha ancor di più oggi raggiunto una mentalità tale che può permettersi di guardare negli occhi qualsiasi avversario e sfidarlo a viso aperto.

GO MAX, GO. Ecco perchè, partendo dal presupposto che la maggior parte delle squadre che riescono a conquistare la Champions lo fanno basandosi su un’unità di intenti e di squadra massima, per puntare in alto, e precisamente alla coppa dalle grandi orecchie, Allegri merita ora solo il supporto della società e dell’intero ambiente, soprattutto alla luce dei risultati raggiunti. Lo zoccolo duro della squadra e gli innesti, giovani e promettenti, che ci sono stati permettono al tecnico livornese di lavorare giorno dopo giorno per vincere prima di tutto il sesto scudetto consecutivo, risultato mai raggiunto in Italia, e poi magari concentrarsi sul sogno europeo. Sogno, non ossessione.

eva

Aristide Rendina  

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