Da Ivano Trotta a Rincon, ecco tutti i numeri 28 della storia bianconera

Da Ivano Trotta a Rincon, ecco tutti i numeri 28 della storia bianconera


Da sempre i numeri raccolgono attorno a sé significati, sono ricchi di suggestioni, in essi si celano talvolta interpretazioni mistiche. E se vi dicessimo che il numero 28, che accompagnerà Tomás Rincón nella sua avventura bianconera, è definito ‘felice’? Si penserebbe ad un numero fortunato, capace di portare ad uno stato di beatitudine chiunque sia familiare a questa cifra.

In realtà, secondo una spiegazione logico-matematica, un numero felice è definito tramite un processo solo all’apparenza complesso.  Partendo con un qualsiasi numero intero positivo, si sostituisca il numero con la somma dei quadrati delle sue cifre, e si ripeta il processo fino a quando si ottiene 1, oppure si entra in un ciclo che non include mai 1, ma in quel caso parliamo di un numero infelice. Prendiamo in esame il numero 28:

2²+8²=4+64=68

6²+8²=36+64=100

1²+0²+0²=1

I numeri 28 della storia bianconera

Da quando esistono i numeri sulle maglie, in realtà, il 28 si è dimostrato tutt’altro che felice. Scartato da Khedira, che poi scelse il 6 orfano di Pogba, questa cifra racchiude in sé più meteore che altro. E’ il caso di Ivano Trotta, perfetto sconosciuto dalle parti di Torino ma che ha guadagnato la sua fortuna tra i campi di provincia. O può essere ancora il caso di Athirson, difensore brasiliano che nella stagione 2001/2002 collezionò solamente cinque presenze con la maglia bianconera.

Nella storia recente il numero 28 venne indossato da Marcelo Estigarribia.

 Nella sua esperienza bianconera quattordici presenze ed un gol che peserà come un macigno ai fini dello scudetto. Fu proprio il paraguaiano a dar via al rimontone del San Paolo segnando il gol del 2-3.

Diego Ribas da Cunha rimane invece tra i più grandi rimpianti bianconeri dell’ultimo decennio. Arrivato per 23 milioni di euro dal Werder Brema con un gran carico di aspettative, anche lui finì sul banco degli imputati per la disastrosa annata da settimo posto. Per lui, trequartista di fantasia, il 28 rappresenta più una somma tra le parti per aspirare alla perfezione del 10. In effetti, nelle sue prime apparizioni in bianconero, Diego non deluse le attese. Impossibile dimenticare la fantastica doppietta all’Olimpico contro la Roma, tanto che Maurizio Compagnoni lo definì ‘un fenomeno all’Olimpico’. Ma, come già detto, pagò dazio l’annata disastrosa e venne ceduto al Wolfsburg per 15,5 milioni.

Prima del brasiliano la 28 passò dalle parti di Molinaro, attuale terzino del Torino. Il difensore campano venne acquistato dalla Juventus a titolo definitivo nel 2007; dalle sue cavalcate sulla fascia sarebbe dovuta passare la rinascita bianconera. Anche lui, figlio di un’annata disastrosa, venne poi ceduto in Germania,ma allo Stoccarda.

Ma non solo meteore…

Ma la 28 bianconera fu anche storia, come nel caso di Igor Tudor. Per il difensore croato sei stagioni in bianconero, coronate da 15 gol in 110 partite, niente male per un difensore. Vinse inoltre quattro, e ribadisco quattro, scudetti e due supercoppe italiane. Gli ultimi due anni in bianconero furono martoriati da un calvario interminabile, che lo allontanò dal campo per un’intera stagione. Ma Tudor, nonostante l’infortunio, restò nel cuore dei propri tifosi.

Infine, chiudendo in bellezza, è il turno di Fabio Cannavaro, che a Torino viene più ricordato per la prima esperienza (2004/2006) che non per la seconda. Per il napoletano due scudetti vinti sul campo ed un pallone d’oro nel 2006, vinto soprattutto grazie alla vittoria nel Mondiale di Germania. Adesso Cannavaro, allenatore del Tianjin Quanjian, gioca qualche sgarbo alla sua ex squadra, accaparrandosi Axel Witsel, promesso alla Juventus. Sgarbo che, probabilmente, ha in qualche modo favorito la pressione su Rincon da parte della Juventus.

Adesso tocca a Rincon

Adesso è il turno di  El General Rincon. Tocca a lui onorare quella maglia, forse un po’ troppo denigrata in passato. “Generale, la guerra è finita. Il nemico è scappato, è vinto, è battuto”: speriamo solo che le parole di De Gregori siano facilmente applicabili al venezuelano. Magari a Cardiff.

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