Il caso Strootman e l'illogicità italiota figlia di Calciopoli

Il caso Strootman e l’illogicità italiota figlia di Calciopoli


Kevin Strootman, alla fine, se la cava: ci sarà contro Milan e Juventus. Finisce così, dopo pochi giorni, un teatrino dell’assurdo montato ad arte dalla Roma. Evidentemente, però, con i risultati sperati: il fine giustifica i mezzi, si dice.

Dalla politica al calcio

Il mezzo è quello più populista possibile, volendo usare un termine ricorrente nella cronaca politica: la critica ai poteri forti. (Anche questo, ancora, un tema dell’attuale scenario politico).

I poteri forti, nel caso, si chiamano Milan e Juventus. Se per i bianconeri è una consuetudine, è curioso notare che i rossoneri ritornino a esserlo. Che ciò avvenga proprio in una stagione particolarmente favorevole, dopo anni pessimi, non è una semplice coincidenza.

Calciopoli ha legittimato tutto

La retorica pallonara, tuttavia, ci ha ormai abituato a situazioni del genere. Ipotesi complottistiche, inoltre, sono evidentemente legittimate, agli occhi dei tifosi, da Calciopoli.

Quell’estate è stata il trionfo di chiunque avesse sistematicamente perso negli anni precedenti.

Allora, infati, poteva finalmente provare – con basi fragili, se non inesistenti – quanto vaneggiato nel tempo. È un mutamento radicale, probabilmente senza ritorno.

La Figc cade nella rete?

Il caso Strootman, però, segna un altro punto di svolta: la Figc si è lasciata persuadere da quella retorica. O, forse, ha scelto la revoca della squalifica per evitare ulteriori polemiche.

La Corte, in realtà, non ha negato che il caso potesse essere da prova televisiva. L’arbitro aveva preso una decisione, come reclamava la Roma, ma la prova televisiva “è sempre ammissibile laddove […] abbia visto un determinato fatto ma non abbia percepito la simulazione”.

Ma il referto?

squalifica strootman

La motivazione della revoca è che la trattenuta di Cataldi potrebbe aver indotto Strootman a cadere.

Il giudice non si esprime sull’intensità della trattenuta, ma prende come riferimento la decisione dell’arbitro. Non potendo accedere al referto arbitrale, però, non è possibile sapere quale sia effettivamente il motivo di questa decisione.

Possiamo immaginare, però, che l’intensità sia stata una componente minoritaria nella scelta. La trattenuta non è stata così plateale da provocare un danno a Strootman.

L’olandese, infatti, cade dopo un po’, per poi simulare vistosamente un colpo più grave del reale.

Saremmo orientati a pensare che l’arbitro abbia voluto punire il gesto di Cataldi più che le effettive conseguenze. È una scelta logica, considerando l’ambiente e il momento caldo della gara.

Quel gesto, comunque, è dovuto a una chiara provocazione: Strootman lancia dell’acqua al laziale. Inoltre, la simulazione che segue è un gesto altrettanto antisportivo.

Ripetiamo, però, che senza poter accedere al referto, la motivazione è sicuramente ambigua.

Imparare dal (recentissimo) passato

Come già chiesto in passato, sarebbe opportuno permettere la libera diffusione di quei documenti. Il referto, in casi come questi, scioglierebbe ogni dubbio – pur lasciando spazio di discussione.

È inaccettabile, tuttavia, l’isterismo subito creato. Eppure lo stesso clima del derby capitolino, infuocato, era stato arroventato proprio da delle dichiarazioni: sia prima che dopo la partita.

Sarebbe dovuto essere un esempio, ma altre logiche hanno prevalso. La storia dovrebbe insegnare, come dicevano gli antichi.

Si parla tanto di modernità per rilanciare il calcio italiano, quando siamo così legati al passato nei fatti. Nuovi stadi non bastano a svecchiare una mentalità retrograda.

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