Il Dybala (mai) perduto e l'enfasi forcaiola degli allarmisti di professione

Il Dybala (mai) perduto e l’enfasi forcaiola degli allarmisti di professione


Oggi vanno di moda le “heat map”, ossia le mappe di calore, o più semplicemente le “tracce” che un calciatore lascia in giro per il campo. E’ stato necessario questo ritrovato tecnologico dell’ultim’ora per dimostrare ai più che la posizione in campo di Dybala è praticamente la stessa dell’anno scorso. Ossia, nessuna posizione: l’argentino viene incontro alla difesa se c’è difficoltà nell’uscita del pallone, si allarga generalmente a destra per lasciare spazio alla mezz’ala opposta in fase di possesso, si “stacca” dall’area quando si attacca dalle fasce. Movimenti soliti, di quelli che faceva anche Tevez, in buona parte, di quelli che basta vedere una partita della Juventus per capire quanto il numero 21 sia fondamentale in questa squadra.

Un concetto talmente evidente da riuscire (per ora) a placare l’enfasi forcaiola della stampa sportiva italiana, scatenatasi dopo la “combo” Siviglia-Inter. “Assurdo tenere Higuain in panchina”; “squadra senza fame e identità”; “centrocampo senza qualità”. Dobbiamo continuare? La lista degli insulti, naturalmente capeggiata dai “principali” quotidiani sportivi italiani (in cosa siano “principali” è ancora tutto da stabilire…) è stata piuttosto lunga, salvo interrompersi improvvisamente dopo il poker al Cagliari, che soltanto la voglia di riscatto dei bianconeri ha derubricato al ruolo di sparring-partner, dato che i sardi non sono affatto una cattiva squadra.

Ma ci vuole sempre molta calma, come dice il mister: che Dybala sia fondamentale per il gioco bianconero è assodato, che stia incontrando qualche problema nel trovare la porta, è altrettanto ovvio. Probabilmente influisce la presenza di un attaccante d’area di rigore come Higuain, molto diverso da Mandzukic che invece tende ad allargarsi e a creare spazi, ma siamo propensi a credere che “u picciriddu” sia entrato in un piccolo tunnel di scarsa brillantezza, almeno negli ultimi sedici metri. Nulla di preoccupante, passerà presto senza dubbio perché di classe ce n’è in abbondanza, ma…

Ma su una cosa siamo pronti a scommettere: un altro paio di partite senza segnare, e vedremo finalmente i “principali” di cui sopra ballare la loro funerea danza sulla tomba di colui il quale era unanimemente considerato l’erede di Messi. Perché tanto così finirà: ci si dimenticherà ben presto del suo ruolo-chiave nel gioco della Juventus, dei suoi movimenti e dei suoi assist. Si guarderà il tabellino, e in base a quello si giudicherà: e ci piacerebbe essere autolesionisti per sapere se questa previsione possa avverarsi, quindi vorremmo quasi augurarci che l’argentino continui a non segnare. A giocare divinamente bene, come sta facendo, continuerà sicuramente: e non ci sarà bisogno delle “heat map” per capirlo.

Gennaro Acunzo