Quando l'età non conta: in difesa c'è Andrea Barzagli

Quando l’età non conta: in difesa c’è Andrea Barzagli


Probabilmente, prima dell’esperienza internazionale al Wolfsburg, Andrea Barzagli veniva considerato solo un buon giocatore. Campione del Mondo nel 2006, riserva di Fabio Cannavaro, centrale dalle ottime prestanzioni con Palermo e Chievo. Finché non arriva l’esperienza alla Juventus. Accolto come un calciatore “normale”, pian piano l’erculeo difensore bianconero ha guadagnato il rispetto della tifoseria a suon di performance da “7” in pagella. I quattro scudetti consecutivi ne esaltano gli interventi risolutivi: sulla palla, senza commettere fallo, anticipando l’avversario con classe. Quasi un cliché per lui. Sebbene, in finale di Champions League, fermare la triade Messi-Neymar-Suarez fosse risultato troppo persino per lui, bisogna dire che anche in questa occasione si fece rispettare.

E ora? Beh, semplice: Barzagli deve assolutamente raffiguare – assieme a Bonucci – un titolare fisso in vista del prossimo Europeo. L’unico scoglio potrebbe rappresentare la condizione fisica, ma una volta superato il problema le qualità tecniche emergeranno eccome. Già in quel ruolo serve esperienza. Se poi ci si aggiunge una freschezza atletica in netta controtendenza all’età anagrafica, allora tutto assume significati precisi. In amore, sul posto di lavoro, nel calcio. Gli anni contano poco o nulla davanti alla mente concentrata e grinta da vendere.

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Le entrate “pulite” appaiono, ad oggi, una caratteristica imprescindibile per l’Italia di Antonio Conte. Fronteggiare i velocisti del Belgio, i fraseggi spagnoli o addirittura i talenti francesi, senza Barzagli sarebbe molto più complicato. Rugani, forse, non sembra ancora pronto ereditare la sua “corona”, né in Nazionale, né in campo con la “Vecchia Signora”. Tempo al tempo, ovviamente. Un proverbio popolare, anche piuttosto noto, ci insegna che la gallina vecchia “fa buon brodo”. Eppure, vendendo Barzagli sul terreno di gioco a dettare i tempi, sembra che a volte riesca a leggere le partite meglio di alcuni ventenni viziati.

Paolo Panico

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