Dallo sfogo di Conte alla bomba carta: storia di una vergogna bolognese

Dallo sfogo di Conte alla bomba carta: storia di una vergogna bolognese


Ci risiamo: ogni volta che la Juve va a Bologna succede qualcosa di grave. Tutti abbiamo ancora negli occhi lo sfogo dell’allenatore della Juventus Antonio Conte nel 2013 proprio dopo una partita contro gli emiliani: in quel caso Conte si lamentò dell’accoglienza riservata alla squadra bianconera, accolta da migliaia di tifosi avversari a suon di insulti, sputi, lanci di pietre, bestemmie e chi più ne ha più ne metta.

LA STORIA SI RIPETE – E, per non farsi mancare niente, anche ieri sera a Bologna la Juve ha passato attimi di tensione e di paura. Ieri, però, si è sfiorata la tragedia: oltre ai soliti insulti da parte dei tifosi emiliani alla squadra, un grosso petardo è esploso a pochi metri dai giocatori bianconeri. Tanta la paura, ma poi, quando ci si è accorti che nessuno si era fatto male, i giocatori della Juve hanno preso la via degli spogliatoi.

UNA SOLA PAROLA: VERGOGNA! – Il fatto di ieri è passato abbastanza in sordina e oggi sono stati pochi gli organi di stampa che hanno dedicato qualche riga o dei servizi su questo tema. Quello che succede ogni anno a Bologna dovrebbe essere portato alla ribalta della cronaca, e invece, con la scusa del “non scriviamo certe cose per non pubblicizzare atti vandalici” non si va da nessuna parte. Bisogna avere la forza e il coraggio di denunciare a livello nazionale questi atti, senza avere paura ma, anzi, con la forza di fare anche i nomi di questi delinquenti. Sia chiaro, se fossero stati tifosi della Juve a compiere un gesto del genere, il nostro “j’accuse” sarebbe stato dello stesso stampo. Perché questa vergogna non ha né tifo né fede calcistica, è solo lo specchio di un’Italia che sta scivolando verso il terzo mondo.

Speriamo che le forze dell’ordine e la società in generale riescano a trovare delle contro-mosse a questi delinquenti e che l’anno prossimo Bologna-Juve sia solo una festa di sport. Sarà difficile, è vero, ma la speranza è l’ultima a morire…

Simone Calabrese

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