Un tema in bianco e nero: coach to coach

Un tema in bianco e nero: coach to coach


La vittoria numero 11 della serie da rimonta non è stata di quelle memorabili, ma di quelle pesanti. Allegri se l’è giocata con la solita calma, percorrendo le fasce nella speranza di evitare l’intasamento centrale propostogli dal dirimpettaio. Il primo tempo la Juve ci provava sulla sinistra, dove ad imperversare c’era un Evra (chi, quello bollito? Ooops) in grande spolvero. Nella ripresa invece Allegri ordinava attacchi soprattutto sulla destra sfruttando il lato più debole del fortino avversario, quello rudigeriano, utilizzando come grimaldello Cuadrado. Altra mossa azzeccata dall’ex acciughina misteriosa.  E la Roma allo Stadium ha perso ancora. Gli umori dei due allenatori in sala stampa sono ovviamente diversi, e ad osservarli da vicino il loro atteggiamento dice anche più delle parole.

Spalletti – Spalletti ha provato a cavare il massimo da quello che la squadra oggi gli può dare: poco. Per giunta, ad ascoltare qualche spiffero proveniente dallo spogliatoio giallorosso, il nervosismo la fa da padrone fra le mura romaniste. Il piano tattico di Spalletti prevedeva difesa e contropiede, riesce solo parzialmente la prima. Dimesso l’allenatore ospite che prova a giustificare atteggiamento e prestazione: stiamo lavorando sull’assetto difensivo, per ora si comincia così perché la squadra non riesce ancora a fare quello che voglio. Poi un’improvvida difesa dell’insulto razzista di De Rossi: dovrò insegnargli anche a mettere la mano davanti alla bocca. Mandzukic ha preso per il c… tutti in campo e nessuno gli diceva nulla. Nella settimana della lite sui finocchi, questa mi sembra proprio una caduta di stile, mister.

Allegri – Appare convinto e soddisfatto, ma sempre concentratissimo. Allegri ora è giustamente al centro delle attenzioni, in Italia e fuori ma non vuole parlare di se: questi sono snodi importanti di una stagione, vincere è fondamentale. Perché e difficile. Da perfezionista qual è non si nasconde dietro i successi a raffica però: c’è ancora da migliorare, voglio più velocità e meno errori tecnici. Addirittura trova da ridire sui primi venti minuti del piccolo Messi, al dodicesimo, splendido, gol. Poi mi risponde con la tranquillità che gli è propria, e che ha evidentemente trasmesso alla squadra, che non stiamo aspettando lo scontro diretto col Napoli, ma la partita di coppa con l’Inter, poi quella con il Chievo, poi quella col Genoa, poi quella col Frosinone… E sull’episodio dell’insulto a Mandzukic glissa. Conosco allenatori che non fanno così mister, questo è proprio lo stile Juve.

Salvatore Arpaia