Agnelli costretto ad insistere sugli stadi di proprietà. Eppure i vantaggi sono tanti, per tutti

Agnelli costretto ad insistere sugli stadi di proprietà. Eppure i vantaggi sono tanti, per tutti


La cerimonia di premiazione dell’Aic ha permesso al presidente bianconero Andrea Agnelli non soltanto di ricevere il premio per la “migliore società”, ma anche di riaccendere la fiammella su quel vento d’innovazione considerato necessario al sistema calcio italiano per rilanciare il proprio brand nel mondo.

Agnelli, durante la consegna del premio, ha dichiarato: “In Italia servirebbero più stadi come quello della Juventus, in grado di vivere 365 giorni all’anno. Sarebbe il modo ottimale per migliorare il nostro brand, inteso come Serie A e non come Juve”. Ebbene, oggi la Serie A dimostra tutto il suo ventennale ritardo rispetto al resto dell’Europa del calcio specialmente per quelle che sono le sue infrastrutture, oramai non più moderne per potere intendere un concetto di calcio del tutto nuovo. Lo stadio, prima ancora dei centri sportivi d’allenamento pensati anche per far crescere i settori giovanili, deve rappresentare il biglietto da visita della stessa società, blasonata o meno che sia. Una struttura nuova e moderna garantirebbe di certo un nuovo entusiasmo nell’ambiente legato alla squadra, pronto a coinvolgere tifosi e tesserati. E’ stato così per lo Stadium, atteso e inaugurato come un tempio e, soprattutto in quel frangente della storia bianconera, posto ad emblema della rinascita juventina dopo il magro biennio dei settimi posti.

ASPETTO ROMANTICO – Oggi uno stadio di proprietà rappresenta sempre più il concept di “casa” abbracciato dal team che ne è in possesso. Welcome Home, per la Juventus, non è stato difatti uno slogan raccattato in fretta e furia per regalare un’ulteriore chicca ai tifosi accorsi in massa all’open day. Lo slogan ha lanciato un messaggio concreto di dimora bianconera, che ha accompagnato la squadra e i tifosi sino alle porte di un nuovo futuro, da vivere e giocare all’interno di un nuovo modello di concezione del calcio. Lo si chiama all’inglese, per l’assenza di barriere architettoniche e la conseguente vicinanza dei tifosi al rettangolo di gioco, e ciò incrementa la percezione del fascino che si prova ad assistere ad una partita di calcio. Non c’è dubbio. Ci si sente a casa perchè si è ancora più vicini a “toccare con mano” la passione scaturita da questo sport, ad incitare più forte i propri beniamini. E’ la casa delle emozioni. Che sia lo Stadium o un altro impianto moderno.

VANTAGGI ECONOMICI – Tanti. Troppi per non bastare, anche da soli, a spingere le società a compiere questo genere d’investimento. Pensiamo solo agli affitti degli stessi impianti, che ad oggi appartengono per la maggior parte ai comuni. Quanti soldi riuscirebbero a risparmiare le dirigenze con uno stadio di proprietà nel corso degli anni? Il concetto, del resto, è identico a quello di pagare un mutuo anziché l’affitto per un appartamento. Gioca pure un ruolo importante la totalità degli incassi pervenuti da biglietti e abbonamenti destinata solamente alle casse societarie, senza prevedere spartizioni o comunque percentuali anche per quelle comunali. Ed ancora l’ampliamento dell’impianto anche al genere commerciale, con l’apertura di servizi ristorativi, aree giochi per i bambini più piccoli, oltre che ai centri commerciali ad ai musei delle società da visitare per compiere un tuffo nella storia dei propri colori sociali. Iniziative e piani di marketing, eventi organizzati per celebrare le grandi vittorie del passato. Se a tutto ciò ci si aggiunge anche l’ovvia privatizzazione che consente direttamente alla società di gestire il controllo, la funzionalità e la sicurezza dello stadio avremmo posto la ciliegina sulla torta. Difatti, al di là del risparmio per le casse dei club, sarebbe garantita maggiormente la sicurezza all’interno della struttura per altrettanto ovvio interesse da parte della stessa società. Riassumendo: meno danni, meno sanzioni e maggiori risparmi. Capacità d’attrattiva sempre alta e intatta.

eva

Agnelli dunque fa bene nel continuare a perseguire il concetto di modernità, che passa necessariamente dagli stadi di proprietà. Il loro ammodernamento e la loro acquisizione da parte dei rispettivi club diviene infatti fattore determinante per il rilancio del brand calcistico di casa nostra. La Serie A soffre, anche molto sotto questo aspetto, ed Andrea Agnelli propone il coraggio di cambiare ed intraprendere la strada già segnata dalla sua Juventus. Eppure una domanda sorge spontanea: perchè avere a cuore l’evoluzione del brand della Lega calcio italiana, che è la stessa con cui la Juventus ha in atto un contenzioso da ben 443 milioni di euro per via di una richiesta di risarcimento danni che Madama presentò nel 2011 al Tar, causa Calciopoli? E’ naturale, infatti, che giocare in un campionato tornato punto di riferimento per l’Europa del calcio farebbe comodo anche alla Juve. Se non altro sotto l’aspetto del prestigio, ma anche ai futuri denari relativi ai diritti televisivi.

Rocco Crea (@Rocco_Crea)

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