Un collettivo da far paura e la necessità impellente di innovarsi sempre di Guardiola: ecco l'analisi del Bayern

Un collettivo da far paura e la necessità impellente di innovarsi sempre di Guardiola: ecco l’analisi del Bayern


Il sorteggio di Nyon non ha regalato troppi sorrisi dalle parti di Vinovo, anzi: il prossimo febbraio a Torino andrà in scena il primo atto di Juventus-Bayern Monaco. E i tedeschi con Barcellona e Real erano tra le squadre cerchiate in rosso, le innominabili da evitare. Ma la sorte ha voluto un replay dell’ottavo di finale di tre stagioni fa, col Bayern che poi vinse la coppa con Heynckes in panca. Le carte da allora sono cambiate, proviamo ad analizzare i bavaresi in tre punti:

LA STELLA – Non è semplice individuare una singola stella in una squadra così profonda e zeppa di campioni. Potremmo citare i gol a raffica di Lewandowski, l’incredibile concretezza di Thomas Muller, i dribbling di Douglas Costa e Robben, le geometrie di Xabi Alonso, l’intelligenza suprema di Philippe Lahm o la saracinesca Neuer. Non c’è un giocatore nettamente più forte di altri come può essere un Messi o un Ronaldo, ma c’è un collettivo da far paura a chiunque.

MODO DI GIOCARE – Il Bayern di Guardiola è tra le squadre più difficili da analizzare. Non gioca con un modulo predefinito, ma anzi l’allenatore catalano quasi si diverte a cambiare disposizione in campo dei suoi in modo da cercare sempre nuovi stimoli. Nell’ultimo periodo sta sperimentando anche la difesa a 3, ma anche una sorta di 2-3-4-1: i due terzini sono all’altezza di chi gioca sostanzialmente davanti la difesa e formano quella linea a tre davanti ai due centrali di difesa. Le due mezze ali giocano almeno 10-15 metri avanti rispetto alle mezze ali di una squadra “normale”, all’altezza quasi dei due esterni che giocano larghissimi, quasi a pestare la linea laterale. E infine il centravanti, un po’ la novità di Guardiola che di quel falso nueve a Barcellona non ne poteva fare a meno. Occupano straordinariamente bene la metà campo avversaria, con tantissimi giocatori offensivi. Non hanno una disposizione definita nemmeno quando la pala ce l’hanno gli altri: in fase difensiva si creano degli 1vs1 a tutto campo. Ogni giocatore va a marcare il diretto avversario, quasi si stesse giocando su un campo da basket. Questo è uno dei (molti) mantra di Guardiola.

L’ALLENATORE – Cosa si può dire di Guardiola che non sia già stato detto? Mette in pratica un calcio modernissimo, con innovazioni sempre interessanti a livello tattico. Per certi punti di vista riprende il calcio totale della grande Olanda degli anni ’70. Presenza fissa per il titolo di allenatore dell’anno, è considerato tra i migliori per la sua voglia di rimettersi sempre in gioco alla ricerca di nuove idee e stimoli. Ma proprio in questi giorni si potrebbe decidere anche il suo futuro, che pare essere lontano dalla Baviera nella prossima stagione, forse la prossima tappa sarà la sponda blues di Manchester. Perché alla fine, c’è sempre bisogno di innovarsi, e Guardiola lo sa.

 

Oscar Toson

 

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