La "Juventus liquida" di Allegri, ultima frontiera del buon senso tattico

La “Juventus liquida” di Allegri, ultima frontiera del buon senso tattico


“Giocano gli stessi undici di mercoledì”: come a dire, ora che ho finalmente trovato la quadratura del cerchio, volete farmela stravolgere di nuovo? Max da Livorno dixit in sede di presentazione di Juventus-Bologna: pragmatismo applicato al buon senso, senza dimenticare che buona parte della formazione viene stilata dai bollettini medici. Ma il “gestore” di uomini e moduli fa la differenza nei momenti di difficoltà, non quando sono tutti a disposizione, e in questo il buon Allegri è secondo a pochi.

Zygmunt Baumann, mutuando buona parte delle sue  teorie da Karl Marx, sostiene che viviamo in una «società liquida», in cui l’esperienza individuale e le relazioni sociali sono segnate da caratteristiche e strutture che si vanno decomponendo e ricomponendo rapidamente, in modo vacillante e incerto, fluido e volatile. Concetto che venne già applicato al calcio dal Barcellona di Guardiola, il cui modulo di riferimento rimane tutt’ora ignoto, “idea” sociologica applicata alla perfezione dalla Juventus vista in campo contro il Siviglia.

Stilati i referti medici, Allegri ha tratto le somme: manca un terzino destro “di ruolo”, Cuadrado è la “variabile impazzita” dell’attacco bianconero che può spaccare le partite, ci sono due giocatori (Barzagli ed Evra) di straordinaria affidabilità ed intelligenza tattica. E così è nata la “Juventus liquida” del tecnico livornese, che ha dato un senso compiuto al noto adagio di “adattarsi alle caratteristiche dei calciatori”. In fase difensiva è un 4-4-2, con Barzagli che “scivola” a destra ed Evra che arretra a sinistra: un meccanismo delicato ma interpretato nel modo migliore da questi due straordinari giocatori. Naturalmente la mezz’ala sinistra si allarga, con Cuadrado sulla stessa linea dall’altro lato: in questo sistema, il colombiano deve aiutare il compagno di corsia, ma non deve sobbarcarsi nel dispendioso lavoro delle diagonali di copertura, necessario in un 3-5-2 canonico, che non rientra certo nelle sue caratteristiche. E soprattutto, una volta recuperata palla, può ribaltare il fronte partendo da una posizione più avanzata, con maggiori possibilità di risultare devastante.

Le analisi dei flussi di gioco hanno evidenziato come Cuadrado abbia praticamente giostrato da terza punta: prova che l’esperimento ha funzionato, perché la Juve ha tenuto quasi sempre il baricentro alto, consentendo all’ex Chelsea di stare quasi sempre allineato con Morata e Dybala formando nei fatti un tridente. Ecco perché Allegri ha sottolineato la differenza nella fase difensiva, a seconda che si venga attaccati da un lato o dall’altro, e perché non abbia molto senso parlare di moduli: la cosa importante sono gli spazi da coprire e il modo in cui lo fanno i giocatori.

E’ probabile che accadrà la stessa cosa contro il Bologna, e dopo qualche giorno saremo ancora lì a chiederci quale sia stato il modulo adottato da Allegri: vorrà dire che ancora una volta, Max avrà fatto centro.

Gennaro Acunzo