FIGC, ''La fine del giorno sta tutta qua''

FIGC, ”La fine del giorno sta tutta qua”


Giusto così, per parafrasare uno dei dialoghi più incisivi della serie Gomorra, la FIGC in questo momento si trova ad un punto di svolta. Dopo l’esonero di Ventura, è finalmente arrivato il momento che gran parte degli affezionati tifosi italiani stavano aspettando. L’infinito braccio di ferro in seno alla Federazione ha finalmente portato alle dimissioni di Carlo Tavecchio.

CARO TAVECCHIO, NON CI MANCHERAI

Può sembrare eccessivamente cinico dirlo, ma Tavecchio non ci mancherà. L’esordio alla presidenza della FIGC doveva essere già un importante campanello d’allarme circa la professionalità di un individuo senz’altro inadeguato a ricoprire una carica apicale di tale portata. Il salto nel vuoto della scelta di Ventura come allenatore della Nazionale ha dimostrato senz’altro poco interesse alla causa, la qual cosa è stata senza dubbio suffragata dal perseguimento delle proprie scelte anche quando queste si sono dimostrate più che inadeguate. Dalla gaffe (per usare un eufemismo) di Optì Pobbà alle dimissioni ritardate, al conflitto interno palesato in conferenza stampa proprio oggi. L’alfa e l’omega di un processo disastroso, la genesi di una figura poco professionale posta alla rappresentanza dell’istituzione più importante del Calcio italiano.

WHAT NOW?

Il commissariamento ”minacciato” dal presidente del Coni Malagò potrà rappresentare senz’altro una svolta. Punto e a capo. L’imperativo sarà quello di ripensarsi e rinnovarsi dopo aver toccato il fondo. Per davvero, però. Rivoluzione completa di tutte le cariche, ripensamento degli standard di selezione e massimizzazione della professionalità in seno agli organi.

Come sottolineato dal collega Guido Vaciago, è necessario abbinare esperienze e competenze. Importante avere ex campioni al servizio della Federazione, ma è altrettanto importante ricercare figure professionali ad hoc. Qualcuno che coniughi in sé uno studio di tipo manageriale e una grande competenza calcistica. Skills trasversali, insomma. ”Nel 2017 deve vincere chi ha studiato, e tanto, non solo chi ha giocato”, e, aggiungerei, evitare commistioni di sorta con la politica. L’introduzione di particolarismi, nepotismi, conflitti d’interesse in seno alla FIGC non può che essere deleterio per il raggiungimento di uno scopo più elevato, che deve essere quello di rivalutare il Calcio italiano in un progetto ben strutturato da qui a quattro anni.

Anteporre interessi personali a scopi comuni porta sempre a risultati scarsi. Questa è una storia tutta italiana, ed è per questo che è importante ripensarsi finanche sotto un profilo squisitamente etico.

Intanto la situazione è critica. Ad oggi il calcio italiano è privo di qualsiasi figura apicale di riferimento in una situazione che rappresenta davvero il punto più basso della storia dello sport più amato della penisola.

Per ora alla FIGC aspetta il commissariamento. Si prosegue per questa strada, un passo alla volta. Per il post? Si parla di Collina o Albertini candidati alla presidenza.

 

Vincenzo Marotta