La Joya que tienta - La storia di Paulo Dybala, el pibe de la Pension

La Joya que tienta – La storia di Paulo Dybala, el pibe de la Pension


Quella di oggi è una storia particolare, unica. Una storia di passione, sacrificio, amore, dedizione. È la storia di un ragazzo che non ha mai smesso di credere nei propri sogni e, alla fine, li sta realizzando. Ci sono due premesse da fare, prima di iniziare il viaggio in Alta Cordoba. La prima riguarda l’Argentina e l’Italia: per loro noi italiani siamo i “tanos”, che deriva da napolitanos, ed è anche grazie all’ottima considerazione che loro hanno del nostro paese che l’ambientamento risulta molto più semplice. Basti anche pensare che il Boca Juniors ha come soprannome “Xeneizes”, che vuol dire Genovesi. Viva l’Italia, l’Italia tutta intera, come canta De Gregori.

La seconda riguarda proprio il protagonista: “sono sicuro che continua a essere quel ragazzo umile che ho conosciuto, e questo lo rende ancora più grande”. Con le parole del suo primo allenatore, Dario Franco, è possibile raccontare quello che a Cordoba è un pensiero generale. Me l’hanno detto praticamente tutti. Si tratta di un ragazzo umile, sincero, pulito, e se andate nella Augustina, la pension dove ha vissuto per un periodo, i celadores ve ne parleranno con le lacrime agli occhi, ma non – o meglio, non solo – per ciò che è stato capace di fare con il pallone, ma per il ricordo che ha lasciato dal punto di vista umano.

LA JOYA QUE TIENTA

In Argentina tutti i calciatori hanno un soprannome particolare. È stato così per “La pulce” Lionel Messi, “El MudoRiquelme, “L’Apache” Carlitos Tevez. E la gente, el pueblo anzi, finisce per identificarli così. dybalaSe andate in un bar a Buenos Aires, probabilmente vi capiterà di imbattervi in un racconto che fa più o meno così: “nel 1986 l’Argentina aveva nettamente la squadra tecnicamente più scarsa di sempre, lo scetticismo era alle stelle. Ma el Dios è stato capace di vincere un mondiale praticamente da solo“. Probabilmente la persona che vi sta parlando non ammetterà mai di essere uno degli scettici sulla squadra, ma voi non avrete di certo dubbi su chi sia la persona a cui si fa abitualmente riferimento con l’apellido di “Dios“. A inventare il soprannome “la Joya” è stato Marcos Javier Villalobo, giornalista de “La manana de Cordoba”. “Appena lo vidi catturò la mia attenzione. Un sinistro delizioso e preciso. Era un diamante grezzo, senza dubbio, e per questo — spiega il giornalista argentino — ho deciso di chiamarlo così“. I primi due articoli in cui compare questo soprannome sono due: “La Joya que tienta” e “Los maestros de la Joya“, entrambi pubblicati su “La manana de Cordoba”. Da quel momento è partito un rapido tam tam sui social e nelle varie reti popolari. Il soprannome piace, Paulo è diventato ufficialmente la Joya.

DARIO FRANCO: “VI RACCONTO QUANDO L’ABBIAMO SCOPERTO”

Il primo allenatore a credere in lui è stato Dario Franco. Una parola per descriverlo? Bielsista. “Ricordo quando lo abbiamo scoperto: siamo stati a tre allenamenti delle giovanili – racconta Dario – e ci sorprese subito. E l’abbiamo immediatamente portato ad allenarsi in prima squadra. La cosa incredibile è che faceva le stesse cose che avevamo visto con quelli della sua età. Questa è una qualità che ha ancora oggi, insieme alla sua grande umiltà. Il basso profilo che mantiene lo rende ancora più grande”.

DALL’AMICHEVOLE CON IL BELGRANO AL DEBUTTO IN PRIMA SQUADRA

Paulo ha lasciato un ricordo indelebile a Cordoba, e Anabela Figueroa Constante, giornalista della prensa oficial dell’Instituto, ce lo racconta così: “Grazie a Dio ho molti ricordi legati a Paulo, e credo di essere una dybala-piccoloprivilegiata per questo. Non è una novità parlare del suo talento e del piacere legato al vederlo giocare nelle Inferiores de AFA ogni sabato al pomeriggio, quando Santos Turza, selezionatore dei talenti per La Gloria, l’ha messo in mostra. Ricordo di quel periodo, al di là dei suoi gol, il suo look “flogger” dell’anno 2010, taglio di capelli molto diffuso in quel periodo da queste parti. Mi hanno sempre colpito la sua umilità e la sua serietà, la dedizione con cui ha affrontato questa carriera. La vita nella pension di una squadra calcistica non è mai semplice e, con l’appoggio della sua famiglia e degli amici di sempre, Paulo è riuscito a uscirne più forte. Credo sia questo il segreto che l’ha portato a essere dov’è oggi, unito alla sua capacità di sognare e credere che i sogni si possano realizzare. Quando arrivò all’Instituto, disse di sognare di giocare con Messi, e alla fine ci è riuscito. Una storia che voglio raccontare riguarda la settimana del suo debutto, nell’agosto del 2011. L’Instituto aveva costruito una grande squadra e i rinforzi richiesti dallo staff tecnico si erano inseriti bene. Però il destino ha fatto sì che Miguel Fernandez avesse una squalifica da scontare alla prima di campionato. Paulito ha dimostrato in un amichevole contro Sportivo Belgranoclub che attualmente milita in terza categoria, ndr – di essere all’altezza della situazione. E così il 12 agosto fece il suo debutto da titolare e non uscì più dalla squadra. Mentre ti racconto questo, provo a immaginare come sarà la carriera di Paulo, ma è difficilisismo, perché sono sicura che Dybala non ha limiti. E averlo visto nascere calcisticamente nel nostro club è un orgoglio che non ha eguali”.

LA JOYA COME EL PELUSA

Giornata numero nove della Primera B Nacional. La Gloria va a fare visita al campo dell’Atlanta. A questa partita, l’Instituto ci arriva con 18 punti in nove gare, e soprattutto gli hinchas gradiscono il gioco espresso dai biancorossi, al netto di qualche piccola – ed evitabilissima – battuta d’arresto. Che non ci sia gara sulla cancha dei bohemians lo si capisce praticamente subito, tanto che dopo nove minuti sono già in vantaggio di due gol, grazie a una deviazione sotto porta perfetta di Dybala e una straordinaria rovesciata, o chilena, se preferite i termini latinoamericani, di Barsottini. Emozioni finite? Assolutamente no: il meglio deve ancora venire. Bastano appena due minuti della seconda frazione di gara per vedere un gol strepitoso: il numero 9 dell’Instituto si accentra e, a venticinque metri dalla porta scaglia un siluro verso i 7.15 difesi da Rodrigo Llinás, che non può fare altro che vedere la palla entrare in porta e fare i complimenti all’avversario. La firma ovviamente è quella: Paulo Bruno Exequiel Dybala, che prima dello scadere mette a segno anche la quarta rete della gara. Secondo una leggenda, Paulo non potrà portare il pallone a casa, ma quel che ha fatto è un qualcosa di storico: soltanto un calciatore, prima di lui, era riuscito a segnare tre gol in una sola gara all’età di diciassette anni, e l’ha fatto proprio sulla cancha dell’Atlanta. Si chiama Diego Armando e giocava all’epoca nell’Argentinos Juniors, il cognome, qualora non fosse già chiaro, è Maradona. Un paio di settimane prima, Paulo ha segnato anche il gol numero mille della storia dell’Instituto. All’inizio della stagione, al Monumental di Cordoba, nella galleria “Glorias del Futbol”, una sorta di walk of fame dell’Instituto, sono state inserite le gigantografie di Salvador Mastrosimone, Raúl de la Cruz Chaparro, Ramón Álvarez, Ernesto Corti, Oscar Dertycia y Mauricio Caranta. Sembra sia già giunto il momento di effettuare un aggiornamento.

UNA STORIA UNICA

È strana la vita, ci sono dei momenti in cui tutto sembra già scritto. Muore il padre, che gestiva una tabaccheria chiamata “la Favorita”, e costruiscono la Augustina, la pension aperta a tutti i ragazzi fuori sede. Fa il suo esordio in prima squadra perché, per la prima di campionato, il centravanti che l’Instituto ha acquistato per la nuova stagione è squalificato, ma in casa albirroja non ne avevano tenuto conto. Fa talmente bene che Dario Franco decide di confermarlo per la gara successiva, con l’Aldosivi, e segna. Segna tre gol all’Atlanta, e via con i paragoni con Maradona, perché a diciassette anni l’aveva fatto solo lui, gioca un’amichevole insieme a Higuain, per la fundacion Pupi di Javier Zanetti, servendogli un assist. Ah, manca una cosa: la Città di Cordoba è gemellata con Palermo e Torino. Per il mosaico perfetto mancano solo due tasselli: essere protagonista in nazionale e raggiungere la Primera con l’Instituto, i due più grandi desideri del suo papà. E state tranquilli: sarà senza dubbio un punto fermo dell’albiceleste e a casa, prima o poi, ci tornerà.

Corrado Parlati

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