Caro De Laurentiis, il fatturato non lo regala nessuno

Caro De Laurentiis, il fatturato non lo regala nessuno


Puntuale come un orologio svizzero, la polemica sul fatturato arriva ogni anno. Sembra oramai essere la solita solfa, un discorso trito e ritrito a cui non si può mai aggiungere nulla di nuovo. Ma quando i risultati – sportivi e amministrativi – sono così importanti e c’è chi non ammira e quasi mette in dubbio i meriti di una società come la Juventus, bisogna mettere sempre i “puntini sulle i”.

ANCORA TU, AURELIO

Ancora una volta, il protagonista della discussione più inflazionata de-laurentiis1degli ultimi anni in ambito al duello Juve-Napoli, è Aurelio De Laurentiis. Già, il binomio allenatore-presidente si scambia lo scettro della parola periodicamente, ripetendo i medesimi discorsi all’unisono, credendo forse che, nel novero degli ascoltatori, siano tutti incapaci di avere una mente pensante e ragionante capace di analizzare le assurdità che, periodicamente, vengono enunciate di nuovo. “Datemi 100 milioni in più e vinco anche io” – ha tuonato il patron partenopeo. La domanda che ci viene spontanea è: “Caro Aurelio, ma chi deve darteli?”

DALLE CENERI

De Laurentiis è un abile comunicatore e sa anche quali sono i suoi meriti nella ricostruzione del Napoli. Li sa talmente bene che non manca mai, a intervalli regolari, di raccontare la vecchia storia (un’altra) della rifondazione del Napoli, portato fuori dalle tenebre. Giù il cappello, presidente, ma se le piace scavare nello scatolone dei ricordi, se le piace riannodare il nastro fino a vedere delle ceneri, permette che lo facciamo anche noi? Stagione 2010-2011: la Juventus precipita in un buco nero sportivo-amministrativo da cui non si sa se riuscirà a rialzarsi. Il fatturato è ai minimi storici, 172 milioni di euro (in Serie B erano 182) e il rosso in bilancio è di ben 95 milioni di euro. Dal punto di vista sportivo, inoltre, in quell’annata la Juventus non si qualifica nemmeno alle coppe europee: è un disastro.

CRESCITA E VITTORIE

All’orizzonte, dopo quell’annata, ci sono due nomi: Andrea Agnelli e Antonio Conte. La punta dell’iceberg della crescita economica-sportiva è rappresentata da questi due nomi, anche se il discorso sarebbe molto più ampio ed è ingiusto nominare soltanto il presidente e l’allenatore della rinascita. Se poi inserisci un duo alla dirigenza, incapace di sbagliare, che risponde al nome di Marotta-Paratici, il piatto è ben che servito. 5 anni di successi, non solo sul campo, 5 anni in cui la Juventus, anche grazie allo stadio, ha più che raddoppiato il suo fatturato, che oggi tocca quota 380 milioni. E l’ha fatto autofinanziandosi, perché, per recuperare il buco in bilancio, non sono mai state fatte spese eccessive: il primo acquisto da più di 30 milioni è arrivato soltanto nel 2015 (Paulo Dybala), mentre l’unica spesa folle (Higuain) è stata permessa soltanto da una cessione più che folle (Pogba). Per tutto il resto, la Juventus è stata sempre precisissima, comprando calciatori al prezzo giusto e vendendoli in modo tale da far registrare comunque una plusvalenza.

NESSUNO REGALA NULLA

I ricavi, dunque, non cadono dal cielo né crescono sugli alberi. Nel 2012 la differenza di fatturato tra Napoli e Juventus era minima (16 milioni di euro), e in quegli anni, il Napoli banchettava per posti molto più rispettabili in classifica della Juventus dei vari Ferrara, Del Neri, Zaccheroni: pertanto, certi discorsi sembrano vere e proprie scuse, ma sembrano soprattutto campati in area. La Juventus ha meritato tutto ciò che ha, e ha meritato anche l’abissale differenza, sotto tutti gli aspetti, che c’è con qualsiasi altra squadra italiana. L’ha fatto con aiuti o regali? No, grazie a programmazione e competenza. E, permetteteci di aggiungerlo, anche grazie a un pizzico di mentalità vincente, che dalle altre parti vedono lontano un miglio.

Quindi, caro Aurelio, la risposta alla domanda di cui sopra ce la diamo da soli: nessuno deve darteli. C’è chi riesce a crescere, non ponendosi né obiettivi né (soprattutto) limiti, e c’è chi invece è costretto a dire sempre le stesse cose per avere un po’ di notorietà e mascherare gli insuccessi sul campo. A te la scelta: decidi chi vuoi essere, anche se noi, forse, abbiamo già capito.