La solitudine di Dybala

La solitudine di Dybala


399 minuti di astinenza. Un numero significativo, per chi della rete è solito farne una propria arte.

Paulo Dybala soffre, e con lui tutti i tifosi, abituati fin troppo bene alle sue pregevoli marcature, tanto che la sua assenza sul tabellino dei marcatori fa notizia. Puntualizziamo, non si tratta di un vero e proprio caso: Dybala tesse trame di gioco, illumina la manovra bianconera, impreziosisce con assist. Ma il gol stenta ad arrivare.

La sfortuna, un calo fisiologico per il ruolo occupato: Allegri ha provato a riassumere così il momento no della Joya. La malasorte non arriva mai per caso, questo è certo. Si nutre dei piccoli errori, delle insicurezze. Percepibili anche nel caso di Dybala: andatura troppo spesso caracollante, giocate di troppo, altruismo smisurato. Il miglior toccasana sarebbe trovare la via del gol. Lontana, nel tempo e nella posizione in campo dell’argentino. Essere incisivi, poi, diventa molto difficile quando si predica nel deserto, come accaduto questa sera: Pjanić spaesato, Khedira e Asamoah imprecisi, e Manduzkic… Beh, Mandzukic praticamente inesistente.

La tavolozza bianconera dunque resta bianca e non si riempie delle pennellate del talento di Laguna Larga. Intanto, il tour de force incombe e per uscirne al meglio servirà il miglior Dybala. Già da mercoledì, quando la Juventus ospiterà il Cagliari. L’obiettivo è chiaro da subito: ritrovare i tre punti e il sorriso. Di Dybala, soprattutto. Pronto a regnare nuovamente nella sua casa.