La rinascita bianconera, da Rimini alla sera in cui iniziò la rivoluzione

La rinascita bianconera, da Rimini alla sera in cui iniziò la rivoluzione


Parliamoci chiaro, fu in quella notte che tutto ebbe inizio. Si era capito che quella squadra era diversa, era nuova, aveva un’anima: ma ci voleva la prova del fuoco in terreno nemico, il corpo andava forgiato nel mezzo di una battaglia lontana dalle confortanti mura della nuova casa, dove già il Milan campione in carica era stato abbattuto con rabbia e furia. Mancava ancora un’identità precisa, da scolpire a fuoco nella roccia.

IN PRINCIPIO FU RIMINI. Dieci anni fa il signor Saccani di Mantova diede il fischio d’inizio alla partita probabilmente più irreale della storia bianconera: più di improbabili trasferte a Malta o in Turchia, più di partite giocate su un manto di neve o in una coltre di nebbia. Dieci anni più lunghi, tormentati e inaspettati: quello che è successo dal 2006 ad oggi l’hanno scritto in tanti, forse in troppi. Inutile raccontarlo per l’ennesima volta, ma la storia passa attraverso svolte importanti, delle biforcazioni che possono decidere il destino degli anni a venire.

LA SCELTA CHE CAMBIO’ LA STORIA. Se Napoleone non avesse attaccato subito, probabilmente avrebbe vinto a Waterloo: se quella sera il tecnico bianconero non avesse preso quella “strana” decisione, forse le cose sarebbero andate diversamente, e il marchio di fabbrica della rinascita bianconera post-Calciopoli non avrebbe avuto quella identità scolpita col fuoco ormai conosciuta in tutto il mondo: il 3-5-2. Il 2011 è l’anno della rinascita, dell’orgoglio, delle rivincite: è l’anno della rivoluzione societaria e tecnica, dello stadio nuovo, dello spirito mai domo che torna a rivestire l’ambiente deluso e umiliato. Da Bardonecchia ripartì una squadra che sarebbe poi tornata nella èlite del calcio europeo, che in Italia non avrebbe avuto più rivali, che “fa campionato a parte”, mutuando una delle tante frasi schiumanti di rabbia dell’avversario di turno.

IL MARCHIO IMPRESSO NEL FUOCO. Ma ogni rivoluzione ha i suoi momenti-chiave: la rivoluzione bianconera ha iniziato a vincere la sera del 29 novembre 2011, quando nel bel mezzo del campo di battaglia nemico, Antonio Conte ebbe la geniale idea di schierare contemporaneamente Chiellini, Bonucci e Barzagli davanti a Buffon. Tutte le grandi squadre della storia del calcio hanno un “ritornello” che ha fatto storia: la Juventus della rinscita post-Calciopoli conobbe il suo a partire da quella sera.

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L’IDENTITA’. Ci sono state decine di partite importanti, scelte difficili, eventi fortunati che hanno segnato il corso della storia bianconera di questi dieci anni: ma la caratteristica comune, il tratto fondamentale che ha consentito a questa squadra di tornare grande è quella difesa, quei giocatori, quel modulo. Ne arriveranno altri in futuro, si giocherà in maniera diversa e forse anche migliore: ma la sera del 29 novembre, a Napoli, è rinata la Juventus che fu precipitata nel baratro di un sabato pomeriggio a Rimini. Arbitrava il signor Saccani di Mantova, in campo c’erano Matri, Handanovic, Ricchiuti, Kovacic e Boumsong.

Gennaro Acunzo

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