La Juve non sfida solo il Bayern: fari puntati sul ‘guardiolismo’

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La sensazione d’ansia prima dell’esame. Quell’emozione cruda, primordiale quanto una paura, potrebbe consumare da dentro chiunque, persino i migliori professionisti. Inutile negarlo: nemmeno oltre centro presenze in Champions League possono cancellare questa tensione. Così naturale, così vera. Tutto sta nel tramutare tali emozioni negative in grinta; perché contro il Bayern Monaco di Pep Guardiola servirà molta rabbia agonistica. Lo spirito di coesione, unitamente alla compattezza tra i reparti, deve rappresentare la prima arma per fronteggiare il tiki taken del tecnico spagnolo. Una sorta di tiki taka perfezionato, più avanti nel tempo, coi bavaresi. Passaggi continui che seguono la linea orizzontale, impendendo che il pallone vada agli avversari; poi, manco fossero dei lampi, ecco lo spunto, la triangolazione che scuote i ritmi, determinando molte finalizzazioni e pochi gol subiti. Insomma, il concetto è semplice: se la palla è nostra, comandiamo noi.

Tanto movimento e fraseggi nello stretto. Del resto, le immagini degli allenamenti “maniacali” e, forse, pignoli delle sue ultime due squadre hanno fatto il giro del mondo. Come anche quell’abitudine favolosa di far ascoltare la canzone “Viva la Vida” dei Coldplay, inno musicale alla grazia e alla leggerezza, ai propri ragazzi negli spogliatoi. Ebbene sì, i calciatori tedeschi sono diretti da uno degli allenatori più innovativi – dal punto di vista tattico – del calcio contemporaneo. Una strada peraltro portata avanti da Luis Enrique, suo secondo ai tempi del Barcellona, e percorsa fino a sollevare la coppa dalle grandi orecchie e Giugno 2015.

In effetti il “guardiolismo” applicato ai vari Muller, Douglas Costa, Levandowski e via dicendo, appare l’ostacolo più ostico che i bianconeri dovranno affrontare domani sera. L’ariete polacco, ad onor del vero, modifica non poco lo stile che invece veniva applicato in Catalogna. Lì c’èra Messi nelle vesti di “Falso Nueve”. Attaccante che non concede punti di riferimento, rientra a centrocampo e permette ad ogni compagno di partecipare all’infernale rete di scarichi, triangoli e verticalizzazioni. “Il nostro centravanti è lo spazio“, dichiarò Pep in una circostanza.

Seppur di fronte alla partenza dell’ex calciatore bresciano allenato da Carletto Mazzone, non bisogna dimenticarne la professionalità. Caratteristica che non va rintracciata solo nel look elegante, bensì nello studio approfondito della Juventus di Max Allegri. Ma ragazzi, occhio: rispetto alla sfida di tre anni addietro, molti aspetti sono cambiati. Troppi anche.

Paolo Panico