Dossireggio Pirelli, spiare Moggi non è reato: calpestato un principio costituzionale

Dossireggio Pirelli, spiare Moggi non è reato: calpestato un principio costituzionale


Una notizia che passa quasi inosservata, di cui nessuno parla e che invece dovrebbe avere una grande eco. Due anni e mezzo fa Luciano Moggi aveva citato in giudizio Inter, Telecom e Pirelli perché era stato spiato illegalmente negli anni prima della cosiddetta “Calciopoli”, chiedendo un risarcimento danni. Dalla parte dell’ex dg bianconero c’erano prove inconfutabili: un dossiereggio della security di Telecom-Pirelli infatti metteva nero su bianco ciò che Moggi denunciava. La giustizia italiana, però, è riuscita ancora una volta a sorprendere, perché il Tribunale di Firenze ha dato torto all’ex dirigente, condannandolo a pagare le spese processuali.

La motivazione, però, è piuttosto clamorosa«anche se condotte illecite risultassero addebitabili, probabilmente alla Pirelli, Moggi non può essere stato danneggiato dall’invasione della sua sfera privata, perché oggetto di indagini penali che hanno avuto un preciso esito e una grande eco», scrive il giudice. Quindi, tradotto: Pirelli ha potuto spiare Luciano Moggi tranquillamente, senza commettere reato perché in quel momento il dirigente si trovava sotto la luce dei riflettori.

Oltre a suonare piuttosto discutibile, questa condanna è anche clamorosamente anticostituzionale, come fa notare un’attenta analisi del sito Giulemanidallajuve. L’articolo 15 della nostra Costituzione, infatti, recita: “La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge”. Soltanto le autorità potevano essere quindi autorizzate a “spiare” Moggi, e non ci risulta che Inter, Pirelli o Telecom siano considerate autorità.

Oltre al danno, quindi, anche la beffa. E non è tutto, perché oltre ad essere anticostituzionale, la sentenza contiene un altro errore grossolano. Il giudice giustifica lo spionaggio facendo riferimento a “indagini penali che hanno avuto un preciso esito e una grande eco”, peccato però che le indagini di cui si parla siano avvenute dopo l’attività di spionaggio, quindi anche questa giustificazione piuttosto discutibile viene meno. La conclusione, dunque, al netto di tutte le analisi, è la seguente: Inter, Telecom e Pirelli avevano il diritto di spiare Luciano Moggi, nonostante sia espressamente proibito dalla Costituzione Italiana, perché… Già, perché? Una domanda che per ora non trova risposte…

Alessandro Bazzanella