SJ Rewind, il 2015 bianconero: Morata mata il Real. E anche la Juve vince la décima

SJ Rewind, il 2015 bianconero: Morata mata il Real. E anche la Juve vince la décima


Un anno nel segno della vittoria, come nel classico stile Juve. Questo è stato il 2015 bianconero: il quarto Scudetto di fila, la decima Coppa Italia, una Supercoppa e una finale di Champions League raggiunta dopo anni di assenza, ma anche una rivoluzione, un inizio di campionato difficile e la rinascita, ancora in atto. SpazioJ ripercorre i dodici mesi della Signora: è tempo di semifinale. Non sembra vero, ma è la realtà. L’andata è allo Stadium, il fortino bianconero.

S’INIZIA Allegri e Ancelotti, prima di entrare in campo, scambiano qualche battuta: si rispettano, ma nessuno ha paura. I fischi d’inizio anno sono un lontano ricordo per il tecnico toscano, che ora ha conquistato la tifoseria: è stato merito suo, che ha sbagliato quasi niente durante la stagione. E se per la notte delle notti ha scelto Stefano Sturaro, uno che quelle partite poco prima le giocava alla Playstation, avrà i suoi perché… e avrà pure ragione, dopo.

CLIMA DA SOGNO – L’inno scalda l’ambiente e carica ancora di più gli undici bianconeri: “Regalaci un sogno, portaci a Berlino”, recita la coreografia. Con la speranza che la Signora possa davvero realizzare quell’impresa, che neanche il più inguaribile ottimista avrebbe pronosticato in estate.

L’inizio, in effetti, è da sogno: Marchisio serve Tevez, che incrocia, ma c’è la deviazione di Casillas. La palla sfila, dietro c’è Morata… quell’attimo sembra durare secoli. Il figliol prodigo ci mette lo zampino e… gol! Dopo otto minuti e trenta secondi, la Juve è avanti. Lo spagnolo non esulta, ma poco importa.

BLANCOS DI RABBIA – La reazione del Real, però, non si fa attendere. Prima Kroos impegna Buffon, con un tiro da fuori area, poi arriva il pari: Rodriguez e Carvajal duettano di fino, il colombiano con un tocco soffice serve Ronaldo, che deve solo appoggiare in rete. E il primo tempo rischia pure di finire male per la Juve: Marcelo lancia Isco, palla tagliata in mezzo, James si tuffa ed è la traversa a salvare Buffon. La traversa, ma pure quello Sturaro, che dal Genoa s’è ritrovato in semifinale di Champions: con la punta del piede, un intervento pazzesco, salva i suoi compagni.

FUGA VERSO LA GLORIA – Si va all’intervallo. “Finalmente”, avrà pensato Allegri. Al rientro, però, il Real è ancora carico e ci prova: Marcelo tenta la botta da fuori, ma viene respinta. Complice la difesa avversaria altissima, la Juve può ripartire in contropiede: Tevez e Morata scattano, è due contro due. Lo spagnolo corre verso l’area di rigore, cavalcando come un purosangue: “Carlitos, dammi la palla!”, sembra gridargli. Marcelo non ci sta e stende l’ex compagno di squadra, Tevez è costretto a continuare la sua corsa in solitaria: entra in area, punta la porta, la vede, sente l’odore del gol. E Carvajal non può che buttarlo giù: è rigore. L’Apache va dagli undici metri e, no, non sbaglia: si sogna, di nuovo.

A poco dalla scadere, Llorente ha la palla del tra a uno, ma conclude male di testa. La gioia, però, è troppa e, almeno per ora, non ci si pensa. La finale di Berlino è più vicina, anche se c’è l’ostacolo più duro da superare: il Bernabeu.

TAPPA DI PASSAGGIO – La sfida al Cagliari segna solo il ritorno di Paul Pogba, infortunatosi contro il Borussia. Finirà in pareggio, ma poco importa del risultato: quattro giorni più tardi sarà Real-Juve. Il centrocampista francese, assente all’andata, ci sarà.

CAMBI REAL – Ma anche per i padroni di casa c’è qualche cambiamento: l’esperimento Ramos, schierato a centrocampo allo Stadium, è miseramente fallito e, dunque, in mediana Isco e James affiancano Kroos. In attacco, invece, rientra un altro transalpino: Karim Benzema.

CARICA BIANCONERA – La Juve in completo blu si presenta al Bernabeu, con la voglia di scrivere la storia. I quattromila juventini che hanno invaso la capitale spagnola sono pronti a caricare i ragazzi di Allegri, per raggiungere quello che sarebbe un vero e proprio miracolo.

Il primo brivido è di marca Real: Benzema si libera in area, ma spara alto. Risponde, la Juve: Vidal, da fuori, impegna Casillas, che si stende e devia a fatica. È Buffon a volare, invece, per respingere una gran botta da fuori di Bale: il Real inizia ad accelerare.

FENDENTE BLANCO – Una delle sortite offensive dei madrileni, al 22′, sembra uccidere le speranze bianconere: Chiellini entra in modo scomposta su James e l’arbitro decreta il rigore. Dal dischetto, come una sentenza, Ronaldo porta in vantaggio i suoi, che ora sono virtualmente a Berlino.

JUVE D’ASSALTO – Senza fare i conti con l’orgoglio Juve. Che resiste, stringe i denti, lotta. E, poi, reagisce, riparte, controlla. Cercando la svolta, che arriva e ha la faccia di Morata: punizione nei pressi della linea laterale, Pirlo mette in mezzo, ma la palla viene respinta. Sembra finita là, ma no: Vidal, alla buona, la rimette in mezzo, dove è pronto Pogba, che fa da torre per Morata. Stop di petto, sinistro secco e rete. Quasi sembra piangere, Alvaro: è il gol più importante della sua carriera, contro la sua squadra del cuore.

A DENTI STRETTI – Da quel momento in poi, ricomincia la sofferenza. Marchisio potrebbe spezzarla, ma sciupa la palla dell’uno a due davanti a Casillas. E, allora, Allegri corre ai ripari: fuori Pirlo e Morata, dentro Barzagli e Llorente; c’è un risultato storico da difendere. È una vera e propria resistenza, che termina solo alla fine del quarto minuto di recupero: dal dodicesimo della ripresa, quando Morata ha segnato, al fischio finale sembra essere passata un’eternità. Ma, ora, si può festeggiare: si va a Berlino.

VERSO ROMA – Ancora una volta, c’è poco tempo per godersi il traguardo: la finale di Coppa Italia è vicina, intervellata da una gita a San Siro. Che si conclude con una vittoria, contro l’Inter: Morata con gli occhiali da sole ben simboleggia lo spirito di quella partita.

INIZIO IN SALITA – Lo spagnolo, il venti maggio a Roma, non c’è: è squalificato. In una calda notte romana, la Juve è a caccia della decima coppa nazionale. La Sud bianconera è già in festa e pregusta la vittoria, ma Radu al terzo minuto sembra rovinare i loro piani: punizione di Cataldi, Pirlo non è irresistibile e il romeno mette in rete. S’inizia in salita.

Ma è proprio il Maestro a rimediare, pochi minuti dopo, alla sua maniera: pennella un lancio millimetrico sulla testa di Evra, che fa da sponda per Chiellini; il livornese s’inventa una girata, non proprio nelle sue corde, e riporta la finale in parità.

I CAMBI GIUSTI – La Lazio punta sull’intensità, ma nel secondo tempo cala. E Allegri, ancora una volta, fa la cosa giusta: inserisce Pereyra e Matri, al posto di Pogba e dell’inconcludente Llorente, che non riesce a dare il cambio di marcia necessario alla manovra bianconera. L’ex genoano la mette pure dentro, a poco dallo scadere, ma è fuorigioco: si va ai supplementari.

ALL’ULTIMO SECONDO – Il doppio palo di Djordjevic, dopo un sinistro pazzesco, fa tremare non poco la Juve. Pirlo sale in cattedra, di nuovo, lanciando Tevez: il tiro dell’argentino è respinto e ne approfitta Matri, che ribadisce in rete, complice anche un Berisha imperfetto. È il gol più importante della sua carriera ed è quello che regala la decima Coppa Italia alla Juventus: un altro record e un double, prima di andare a Berlino – dove cercare, chissà, l’insperata tripletta.

Felice Lanzaro (@FeliceLanzaro)

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