Difendere sì, ma a volte bisogna osare: la dura lezione di Madrid

Difendere sì, ma a volte bisogna osare: la dura lezione di Madrid


Un incubo che si ripete. La Juventus sembra non imparare mai dai propri errori, e nella notte di Madrid, di fronte ad un avversario fisico, tosto ed aggressivo come l’Atletico, sono tornati i soliti fantasmi.
C’è delusione, c’è rabbia, ma c’è anche rammarico, perché forse le cose sarebbero potute andare diversamente. Con il senno di poi, ci si chiede se la Juve non abbia impostato male la gara, cercando di difendere in casa di una squadra che della difesa e delle ripartenze ha fatto il suo gioco.

QUANDO L’IMPOSTAZIONE DIFENSIVA ANNULLA IL GIOCO

Non è facile giocare in uno stadio “caliente” come il Wanda Metropolitano. Un po’ la solita ansia da prestazione in Champions, un po’ l’ambiente scottante con il tifo colchoneros, un po’ l’aggressività dell’Atletico… E un po’ le scelte tattiche. Tutto ha contribuito al risultato di Madrid, difficilissimo da ribaltare al ritorno (anche se niente è impossibile).

Massimiliano Allegri alla vigilia ha preferito De Sciglio sulla fascia destra per coprirsi maggiormente. Cancelo, nonostante sia un giocatore di una qualità sicuramente maggiore, tende spesso ad avanzare, giocando più da mezz’ala che da terzino. Le sue caratteristiche portano spesso e volentieri un gioco più offensivo, per Allegri troppo offensivo in uno stadio come il Wanda.

La conseguenza è stata una squadra troppo chiusa dietro, poco propensa ad attaccare e a scoprirsi. Se nel primo tempo la Juve è riuscita costruire qualche buona azione offensiva, mai realmente concretizzata, nel secondo c’è stato un black out generale, con l’attacco che si è visto pochissimo e la difesa completamente chiusa a difesa della porta. Quando però difendi così tanto, prima o poi un gol lo prendi. O forse anche due.

Le due reti dell’Atletico Madrid sono arrivate su due calci piazzati, con due sfortunate respinte di Mario Mandzukic. Forse si sarebbero potute evitare, forse no. Quel che è certo è che resta il rammarico per una partita approcciata male, impostante sulla difensiva, senza osare mai.

OGNI TANTO BISOGNA OSARE

Ogni tanto bisogna osare. E la Juve non lo ha fatto. Andare a giocare in uno stadio come il Wanda Metropolitano chiudendosi dietro, vuol dire andare in contro ad una morte certa. L’Atletico Madrid è aggressivo, e prima o poi (anche se su calcio piazzato) un gol lo segna. E raramente lo prende.

“Dobbiamo fare almeno un gol, meglio se due” aveva detto Allegri alla vigilia. Giocando così però, sarebbe stato davvero difficile segnare.
A mente lucida, il giorno dopo la disfatta di Madrid, ci si chiede: se avesse giocato Cancelo, le cose sarebbero andate diversamente?

Sicuramente quando il portoghese è entrato in campo, seppur per 10 scarsi minuti, la Juventus ha alzato un po’ il ritmo, cercando di giocare un po’ di più la palla in avanti (complice anche il risultato, ormai compromesso).

Se Cancelo avesse giocato dal 1′, le cose sarebbero andate meglio? Forse la Juve sarebbe stata più scoperta in difesa, ma certamente avrebbe attaccato di più, non soffrendo così tanto le incursioni degli spagnoli.

DIFENDERE Sì, MA A VOLTE BISOGNA OSARE

Difendere è importante, soprattutto di fronte ad un avversario come l’Atletico Madrid, molto aggressivo. A volte però bisogna osare, provarci, uscire fuori la propria zona per tentare il colpo. Cancelo sarebbe stato l’uomo giusto per una partita più dinamica e offensiva? Forse sì, anche se ormai non si può tornare indietro. Ma si può andare avanti, e imparare dai propri errori, cambiando quello che non è andato bene. Magari già dal 12 marzo.

Josephine Carinci

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