Il maestro del cambio del modulo: l'evoluzione della Juve Allegriana

Il maestro del cambio del modulo: l’evoluzione della Juve Allegriana


Dai molti detrattori che accompagnarono il suo arrivo a Torino, all’essere, giustamente, considerato, da tifosi e non, uno dei milgiori tecnici al mondo. Così può essere sintetizzata l’evoluzione di Masssimiliano Allegri sulla panchina della Juventus. Grazie soprattutto ai suoi continui cambi di modulo, ben quatto fin’ora, Allegri è risucito ha cambiare volto alla squadra rendendola un pericolo per tutte le stagioni.

IL ROMBO

Il primo cambio di modulo avvenne nell’ormai lontano novembre 2014. Durante il terzo turno dei giorni di Champions contro l’Olympiacos. Quella era, sostanzialmente, una sfida decisiva e Allegri decise di abbandonare il classico 3-5-2 in favore del 4-3-1-2. Debuttò così il centrocampo a “rombo” con Pirlo regista, Marchisio e Pogba mezz’ale e Vidal trequartista. E’ insomma il modulo  che porta la Juve a vincere quella partita,  in rimonta,  e a giocarsi la vittoria della coppa nella finale di Berlino.

RITORNO ALLE ORIGINI

Dopo l’addio dei due perni principali di quel centrocampo, Pirlo e Vidal e dopo un calciomercato che non portò sostituti, Max Allegri fu costretto a ritornare allo storico 3-5-2. Il centrocampo era così strutturato: Marchisio regista, Pogba e Khedira mezz’ale e sulle fascie Alex Sandro e Lichtsteiner oppure Evra e Cuadrado. Quella che all’inizio era considerata una stagione scadente con la Juve al 14esimo posto in classifica nel mese di novembre, tutto d’un tratto cambiò ritmo. La Juve infatti, non solo riuscì a risalire in classifica ma si laureò Campione d’Italia per la sua quinta volta consecutiva.

LE CINQUE STELLE

Anche la stagione 2016-2017 della Juventus parte con il 3-5-2 ma i risultati, soprattutto contro le big, fanno presagire che forse sia arrivato il momento di cambiare di nuovo. La proverbiale goccia che fa traboccare il vaso arriva contro la Fiorentina quando la Juve esce sconfitta per 2-1 dopo una partita orribile. Debutta così il 4-2-3-1 con Pjanic e Khedira a centrocampo; Mandzukic riadattato esterno sinistro, Dybala trequartista e Cuadrado sulla destra; dietro al nueve per eccellenza, Higuain. La Juve cambia completamente marcia giungendo così, per la seconda volta in tre anni, in finale di Champions.

I TRE A CENTROCAMPO

Sintetizzando la prima parte di stagione della Juventus, Allegri commentò dicendo: “Ho messo i tre centrocampisti perché avevamo preso 14 gol: troppi”. Arriva così la svolta il 9 dicembre: contro l’Inter dopo degli esperimenti già provati a Napoli, nasce il 4-3-3 Allegriano. Unico problema? Dybala. Che nel 4­3­3 puro fa il Falso Nueve oppure sta fuori  o gioca dietro a Higuain, in quel caso però si parlerebbe di 4-3-2-1.