Se è un incubo, per favore, svegliateci

Se è un incubo, per favore, svegliateci


Che non dovesse essere una passeggiata, questa finale, lo si sapeva. Che si potesse perdere, in fondo, lo si era messo pure in conto. Ma che si dovesse subire un passivo simile, regalando di fatto il secondo tempo ai Campioni d’Europa (e del mondo) in carica, crollando fisicamente e mentalmente sotto i colpi di CR7 & compagni, dicendo addio al sogno triplete con un sonoro 1-4, questo proprio no, era imponderabile, impronosticabile, inimmaginabile. Neanche nel peggiore incubo.

Bicchiere… vuoto e basta.

Della serata(ccia) di Cardiff c’è poco, pochissimo da salvare. Fino al 45’ (+2′), la Juve ha dimostrato di poter tenere testa ai blancos: nei primi minuti, si aveva addirittura l’impressione di riuscire a mettere alle corde l’avversario. Pressing, tocchi di prima, lanci millimetrici, dribbling e giocate da applausi: tutto lasciava presagire un finale diverso da quello di Berlino 2015, proprio perché era stato l’inizio stesso ad essere differente. Ma la grinta, il cuore e il coraggio, espressi in tutto il loro vigore nella rovesciata e nell’urlo liberatorio di Mario Mandzukic, autore del momentaneo (e meraviglioso) pareggio dopo l’1-0 di Cristiano Ronaldo, probabilmente sono rimasti negli spogliatoi del “Millenium Stadium”.

Secondo tempo: il buio.

Il secondo tempo è stato un inferno, dall’inizio alla fine. La Juve dalle parti di Keylor Navas non si è vista praticamente mai, e se è vero che l’uno-due firmato Casemiro e ancora Ronaldo avrebbe steso chiunquecristiano ronaldo, bisogna anche essere onesti nell’ammettere come da parte dei ragazzi di Allegri non si sia vista nemmeno l’ombra di una reazione. Nulla. Perfino il motto #finoallafine non sembrava più appartenere alla Signora, ferita, spenta, impalpabile, rassegnata. Troppo più forte questo Real Madrid, troppo brutta, a tratti irriconoscibile, questa Juventus. Il secondo tempo, dicevamo. Dybala fuori dal gioco, Higuain risucchiato nella morsa della difesa merengue. Centrocampo senza idee, linea difensiva troppo timorosa, quasi intimorita. Al termine del confronto la misura della disfatta è data dal numero dei gol subiti: 3 le reti incassate dall’inizio di questa Champions League (14 gare), fino alla semifinale di ritorno contro il Monaco; 4, quelle concesse oggi. E se poi ci si mette anche la sfortuna, con le deviazioni sui primi due gol, le sviste di Brych (una su tutte, il fallo di mano di Ronaldo in barriera sul finire della prima frazione, non segnalato) e il nervosismo di Cuadrado (a cui dall’inizio si è preferito rinunciare forse con troppa leggerezza), beh, allora c’è veramente poco da fare.

E ora? Bella domanda.

Come ci si sveglia da un incubo simile? Beh, ripartire dalla settima, ennesima, finale di Coppa dei Campioni persa (la seconda in 3 anni) in qualche modo si dovrà, ma in questo momento, appare davvero difficile. Per carità, quella conclusasi oggi resta un’annata positiva, con 2 trofei, Campionato e Coppa Italia, vinti per la terza volta di seguito. Ma se lo stop di Doha, con la Supercoppa Italiana persa a spese del Milan a dicembre, poteva essere considerato un incidente di percorso, il tracollo di Cardiff rappresenta a tutti gli effetti un pericoloso campanello d’allarme, e dovrà necessariamente far riflettere.

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