Nainggolan, la Juve e una risposta che non c'è

Nainggolan, la Juve e una risposta che non c’è


La caccia alle streghe è partita, con un po’ di anticipo rispetto alla passata stagione. Coincidenze, si potrebbe pensare; i risultati della Juventus, più probabile. Principio primo del malcontento popolare. Che, guarda caso, da sempre coincide con l’inarrestabile marcia bianconera. Un carrarmato imprendibile per tutti anche questa stagione.

Ad innescare la furiosa reazione sono bastati un paio di rigori non dati, tra l’altro molto dubbi. Ma tant’è, la miccia è ormai esplosa. Una reazione purtroppo spontanea per tanti menti offuscate che vedono, nella Juventus, un capro espiatorio da attaccare senza mezzi termini, sempre e comunque. Asserzioni formulate sulla base di emozioni e sensazioni, senza alcuna analisi effettiva sulla veridicità o meno dei fatti. Chiamasi Post-verità. Un morbo che affligge davvero tutti: dal ricco al povero, dal grande al piccino, dal primo all’ultimo in classifica. Figlio di frustrazione, cui non si riesce a porre fine.

Può accadere nelle sconfitte, ad esempio. Alle quali prima o poi si è costretti a convivere, ripiegando, troppo spesso, nella soluzione più semplice: addossare la colpa all’altro, evitando di assumersi la propria fetta di responsabilità. Capita a tutti. Anche alla Juventus, ammettiamolo senza ipocrisie. Ed è capitato quest’oggi anche a Radja Nainggolan. Che si espresso così sulle recenti vittorie della Vecchia Signora: “Sono contro la Juve, la odio oggi e la odiavo anche quando giocavo al Cagliari. Vincono sempre con un rigore o un fuorigioco“. Un’analisi basata sul nulla, che trascende da qualsiasi fondamento logico. E che, pertanto, non merita alcuna risposta: superflua e inopportuna, qualunque essa sia. Per confutarla basterebbe fare riferimento alla batosta subìta dai giallorossi nel recente confronto allo Juventus Stadium. Una vittoria arrivata meritatamente, senza alcun aiutino arbitrale: è stata sufficiente la mediocre prestazione della Roma, mai realmente pericolosa. Come accaduto anche nelle precedenti stagioni, del resto. Che dire: grazie Roma, per averci risparmiato il solito trantran mediatico.

Con l’augurio che la lagna del centrocampista belga sia l’ultima di una lunga serie, che ha raggiunto un culmine grottesco con la pañolada organizzata dai tifosi dell’Inter in vista della gara interna con l’Empoli. Polemiche sterili, che non fanno altro che alimentare l’alibi del perdente e distogliere l’attenzione dalle reali motivazioni delle sconfitte. Dalle parti di Torino, per fortuna, capita poco.