Mario Mandžukić, una nuova giovinezza

Mario Mandžukić, una nuova giovinezza


Si è parlato molto del colpo di genio di Allegri, l’introduzione del 4-2-3-1. Il tecnico è riuscito a dare nuova linfa alla squadra mettendo in campo quattro attaccanti e scoprendo l’accoppiata Khedira-Pjanic. Dopo la pessima, per usare un eufemismo, prestazione di Firenze alla squadra serviva un cambio netto, un stimolo per far riaccendere la fame di vittorie che ha sempre contraddistinto la squadra.

I risultati parlano chiaro: tre vittorie di fila, sei gol messi a referto e solamente uno subito. Numeri che fanno ancora più scalpore pensando agli interpreti e alla mancanza, sulla carta, di equilibri.

I FANTASTICI QUATTRO

Quando hai disposizione Cuadrado, Dybala, Mandžukić e Higuain sceglierne due diventa complicato. Ogni combinazione porta all’esclusione del croato, in quanto sostituto del Pipa. Fortunatamente Allegri è riuscito ad andare oltre, rispolverando un lato di Mario che mancava da molti anni.

Il gigante croato è stato ed è impiegato come esterno di sinistra, 190 centimetri per 86 chili di pura cattiveria (agonistica s’intende) con il compito di mordere su ogni pallone e creare varchi nella difesa avversaria.

LE PRESTAZIONI

Insostituibile come sempre, a completo agio con il nuovo ruolo e con i nuovi compiti. Contro il Sassuolo, i maggiori pericoli, arrivano proprio dall’out di sinistra. Il croato si rivela una vera e propria spina nel fianco, sia per la aggressività in fase difensiva sia per la fisicità che apporta alla manovra offensiva.

Senza parlare del match contro la Lazio: prende posizione sul difensore, sponda di testa e gol di Dybala. Insomma, si parla di un giocatore fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi e soprattutto per la squadra. Un guerriero capace, spesso silenziosamente, di cambiare il volto al match.

Quel quid in più che tanto mancava è stato trovato? Sì, sia sul piano fisico che su quello degli equilibri. Un termine e un concetto molto caro a Max Allegri.

Ci voleva solo pazienza.