Milan-Juve, un ritrovato passato contro un futuro in crescita

Milan-Juventus non è stata esattamente la partita che i tifosi bianconeri si aspettavano. E, probabilmente, nemmeno Massimiliano Allegri. Sì, perché il Diavolo si è rivelato un avversario ancora più ostico del previsto, nonostante i tanti problemi e il gap tecnico evidente. A sopperire alle pecche di una “svogliata Signora” ci ha dovuto pensare la solita, immensa retroguardia, con un focus d’obbligo su due pedine in particolare: Giorgio Chiellini e Daniele Rugani.

PRIMO TEMPO – Rossoneri sull’acceleratore, Juventus imbambolata. Questo il sunto brevissimo di un primo tempo assolutamente non all’altezza di una finale da parte degli uomini del Conte Max. Con un Milan che spinge c’è una difesa da tenere sull’attenti: protagonista in positivo è stato sicuramente Chiellini, il quale ha dimostrato di essersi perfettamente ripreso dall’infortunio che tanto l’aveva tenuto fuori. Come al solito, non bellissimo da vedere, ma sempre estremamente efficace. Il bianconero è stato senza dubbio il migliore dei suoi in difesa, mostrando di aver subito ritrovato la condizione fisica idonea e senza aver lasciato a casa la grinta che da sempre lo contraddistingue. Lui, si può dirlo senza incertezze, è stato l’emblema di come l’esperienza sia fondamentale in questo tipo di gare. L’altro lato della retroguardia bianconera riguarda invece il giovanissimo Rugani, che nella prima metà della gara ha mostrato ancora quali sono i suoi limiti. Il peso della finale lo ha sentito e come, commettendo qualche imprecisione di troppo ed essendo titubante in diversi interventi.

QUESTIONE MENTALE – Da sottolineare è però non tanto la prestazione dal punto di vista tecnico, sicuramente non all’altezza anche senza errori imperdonabili. Bisogna invece soffermarsi su un parallelo mentale che ieri sera ha collegato i due giocatori. Sì, perché se da un lato con l’esperienza e la fame di Chiellini la Juventus ha mostrato la sua assoluta solidità, prima interiore e poi di gioco, dall’altro si è notato tantissimo quanto possa incidere ancora la non perfetta consapevolezza dei propri mezzi e della propria voglia di combattere. Forse un confronto con Giorgione può apparire impari da questo punto di vista, ma se il numero 24 bianconero vuole fare presto il salto di qualità, il senatore juventino è l’uomo a cui ispirarsi. Perché pur non essendo il migliore tecnicamente, a suon di tenacia, sportellate e voglia di fare, è stato il migliore dei suoi nell’arco dei 90 minuti che hanno visto Milan-Juventus concludersi a reti inviolate.

SECONDO TEMPO – Nel secondo tempo la Signora si riprende, e anche il giovane bianconero sembra acquisire maggior sicurezza. L’esempio del numero 3 è ancora una volta da sottolineare, in quanto appena tornato dall’infortunio si dimostra anche in grado di proporsi dal punto di vista offensivo. I limiti ci sono, ma la voglia di mettersi in mostra è tanta. Uno dei motivi per i quali la sua presenza è imprescindibile nel reparto difensivo. I numerosi spunti del Milan vengono spesso e volentieri messi fuorigioco da lui, con Rugani che col passar dei minuti cresce sicuramente, con un approccio alla finale che assume finalmente il giusto spessore. Il ragazzo ha ancora tanto da dimostrare e migliorare, e la sua tecnica si affinerà senza dubbio, ma la crescita mentale farà da fondamenta: senza di essa, non si potrà essere all’altezza della Juventus.

Rugani

Ma lui non ha alcun motivo di spaventarsi, né in una finale contro il Milan, né in qualsiasi altro contesto. Perché le qualità ci sono, sono tante, e soprattutto c’è un vero gladiatore a cui ispirarsi: Russell Crowe sugli spalti? No, macché. Il solito, indistruttibile, Giorgio Chiellini.

 

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