Il calo, la rimonta, il contraccolpo: c'è sempre tempo per nuovi tormentoni

Il calo, la rimonta, il contraccolpo: c’è sempre tempo per nuovi tormentoni


C’è da odiarli, i complimenti. A cosa servono, in fondo? È un minuto di pura gloria che riesce solo a destabilizzare, a tracciare la linea fuori dal tragitto di chi invece dovrebbe sempre tirare dritto. Allegri, in conferenza, è stato indicativo come sempre: li ha dribblati alla Cuadrado, magari scattato sull’out destro in surplace. E poi è scivolato via di precisione, e attenzione, e accuratezza in ogni dettaglio. L’ha fatto in modo semplice e poco coatto: gli è bastato sottolineare il nulla – Supercoppa a parte – che la Juventus si ritrova in bacheca il primo marzo 2016. Ecco: c’è ancora da conquistarlo, il tesoro.

PAROLE, PAROLE, PAROLE – La mappa, ovviamente, è di esclusiva proprietà del tecnico livornese. Che si tiene stretti record e belle parole, però fino ad un certo punto: nel calcio, come nella vita, tutto il bene si ricicla in pochi istanti nel dimenticatoio più infame che esista. E allora, il segreto è prendere i momenti per quel che sono: attimi, periodi. Talvolta fugaci , talvolta meno. Di certo, temporanei. Per intenderci, c’è chi ha già fatto previsioni sul futuro calo bianconero: fisico, mentale, motivazionale.

REAZIONE – A parte gli innumerevoli discorsi sulla condizione fisica – ai quali risponderemmo volentieri col fare guardiolano – come si può mettere ancora in discussione l’anima e la voglia di questa squadra? Speriamo ci perdonino una sottile risata, man mano in procinto di diventare sempre più grassa. Ma qui la situazione è sempre più comprensibile del previsto: un gruppo che fa di fame, orgoglio e talento le proprie virtù, potrà peccare in mille altri modi, tuttavia non nella mentalità. Gli uomini del ‘fino alla fine’, in fondo, se lo sono guadagnato, quell’appellativo.

PAGARE DAZIO – Certo, la flessione arriverà. Com’è nella più normale e banale consuetudine. E sarà lì che occorrerà dare una vera svolta alla stagione: tra seconde linee e denti stretti, tra fiato sul collo e pressione mediatica. Se c’è una squadra abituata a tutto questo, se ci sono uomini realmente in grado di non sentire le altre mille voci, questi hanno tutti le strisce bianconere. Mentalità, sì. Quella non va mai via, né si compra.

CriCo

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