Pereyra non sostiene e la Juve frena

Pereyra non sostiene e la Juve frena


Sarebbe bellissimo, ma non si può vincere all’infinito. Purtroppo, il passo falso che ha interrotto la strepitosa striscia di successi consecutivi è stato compiuto nell’occasione meno indicata, in forza di una prestazione che non ha offerto alcun motivo di recriminazione.

L’incrocio con i petroniani costituiva il vero punto nodale del campionato bianconero, perché il suo attraversamento proponeva difficoltà e insidie addirittura trascendenti il valore effettivo della compagine che Donadoni ha rivitalizzato con artigianale perizia.

Il problema principale della Juventus risiedeva infatti nel temuto rilassamento nervoso indotto dal coronamento di una rincorsa alla vetta perpetrata senza soste e margini d’errore. Un’evenienza tutt’altro che imprevedibile, giacché i giocatori non sono automi, però era comunque lecito sperare che la “prima” da capolista stimolasse gli zebrati a una perentoria riaffermazione del loro diritto a guardare tutti dall’alto e, contemporaneamente, a instillare nella mente dell’immediata inseguitrice un pesante fardello psicologico.

Ha prevalso la stanchezza e, per quanto non esista controprova, più del turnover calibrato o il pensiero dell’imminente sfida al Bayern Monaco, anche e soprattutto la scelta, invero molto discutibile, di affrontare i felsinei con un modulo che i Campioni in carica proprio non digeriscono e che l’organico non consente di praticare.

Tuttavia, l’inizio del match era parso quasi promettente, ma sono bastati una decisa di minuti per consapevolizzare che, in realtà, quel che stava bruciando era un fuoco di paglia.

Alla modesta cifra tecnica sparpagliata sul terreno del Dall’Ara si sono coniugati una pletora di errori non provocati, una circolazione della sfera stucchevole e lentissima, nonché parecchia riluttanza al movimento senza palla; fattori che tutti insieme hanno determinato un’incisività prossima allo zero assoluto e nessuna, dicasi nessuna, conclusione fra i pali perlustrati da Mirante.

Pur tenendo conto dei meriti bolognesi, la responsabilità di un’esibizione così apatica, e financo scadente, grava principalmente sulle spalle degli Acciuga boys e di una manovra il cui tasso di imprevedibilità, come una mannaia, cala impietosamente quando Cuadrado e Dybala devono stare a guardare e Pogba, nella circostanza più croce che delizia, non riesce ad estrarre il jolly dal mazzo.

Serata decisamente obliqua, quindi, in cui, se non altro, la fase difensiva ha rintuzzato senza particolari affanni le iniziative di un avversario che ha trovato in “Gladio” Barzagli il solito insormontabile e inscalfibile muro su cui tutto rimbalza. Per larghi tratti, però, la sensazione di assistere a un remake degli stenti autunnali è stata maledettamente tangibile.

Quando non è possibile prevalere è già un successo non soccombere, ma è evidente che il rallentamento presta il fianco a un possibile controsorpasso dei partenopei e appone un banalissimo punto e virgola laddove occorreva, invece, dipingerne uno esclamativo.

I prossimi impegni chiariranno inequivocabilmente se l’appannamento palesato a Bologna è stato occasionale e magari reso più abbagliante da un’antagonista senza motivazioni diverse da quelle di brillare al cospetto della squadra più prestigiosa, o figlio ( indesiderato ) di un logorio psicofisico giunto alla sua epitome nel momento più sbagliato della stagione.

Resta il fatto che questa Juventus, anche opposta a formazioni di statura complessiva medio-bassa, non può permettersi il lusso di rinunciare contemporaneamente a metà dei propri titolari e sperare di farla franca, specialmente quando le migliori alternative, o presunte tali, non si confermano all’altezza delle aspettative; una per tutte: Á. Morata.

Cosa fatta, capo ha. Il potere evocativo del profumo d’Europa ha probabilmente già cancellato la scialba fragranza respirata all’ombra delle due torri e ristabilito gli umori più idonei all’approccio con la corazzata teutonica.

Allo stato dell’arte, un confronto da ingaggiare senza i favori del pronostico è forse il miglior ricostituente per la traccheggiante zebra osservata in Emilia; a differenza di quanto suggeriva un celebre motivetto di Jannacci vedremo, non di nascosto, l’effetto che fa…

Ezio MALETTO ( Twitter @EzioMaletto )

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